L’economista D’Angelillo: i mesi freddi saranno duri per le imprese

L’economista Massimo D’Angelillo, presidente della società di ricerca e consulenza Genesis, prefigura un autunno-inverno di grande sofferenza per il territorio ravennate: «L’attuale congiuntura rischia di produrre effetti ancor più gravi di quanto non abbia fatto la pandemia – dice –. L’inflazione, il caro energia e il conflitto in Ucraina stanno scatenando un terremoto sul sistema economico. Se il Covid aveva in parte risparmiato alcune categorie, in particolare i lavoratori con un reddito fisso, di fronte all’attuale situazione nessuno può definirsi al riparo. Ravenna è una zona ad alto risparmio e questa vocazione si è ancora più rafforzata, per chi ha potuto, nel corso della pandemia. Oggi non è più così, anche chi ha un reddito certo e risparmi a disposizione si impoverisce perché il costo della vita cresce sempre di più. Se non cambierà qualcosa a livello internazionale, con una risoluzione del conflitto in atto, l’economia ravennate rischia di perdere diversi punti di Pil e anche il ceto medio non sarà al riparo dalla tempesta».

I settori più a rischio

L’analista di Genesis presenta i comparti più a rischio e teme un’ondata di chiusure nei prossimi mesi: «Innanzitutto penso alle tante importanti realtà dell’agroindustria – dice -. La lavorazione della frutta e delle verdure richiede cicli molto energivori e il persistere degli alti costi energetici comporta uno stato crescente di difficoltà. Analoga situazione è vissuta dal comparto faentino della ceramica dove sono indispensabili cotture a temperature elevate. Non ci si può poi dimenticare di alcuni cicli nell’industria chimica e mi risulta siano in grande sofferenza gli stabilimenti termali. Il settore turistico ha già passato un periodo durissimo con la pandemia; forse questa volta soffrirà un po’ di meno, ma è indicativo il fatto che già molti albergatori hanno annunciato che questo inverno non terranno aperto, se non per eventi di particolare importanza. Non bisogna poi trascurare quanto avviene nelle catene di appalti pubblici, il caso delle lavanderie per gli ospedali è emblematico, ma anche quello delle piscine. Ci siamo organizzati, specie in zone come la nostra, con catene di fornitori legati a contratti rigidi al massimo ribasso e quindi con marginalità basse. Se un anello della catena si blocca per un improvviso aumento di costi che fa saltare le convenienze, rischia di bloccarsi tutta la catena della fornitura».

D’Angelillo cita poi l’esteso mondo del piccolo commercio e dell’artigianato: «Quotidianamente si parla delle difficoltà vissute dalle panetterie, pizzerie, gelaterie, ristoranti che devono fare fronte a costi più alti. Sempre più spesso, non c’è alternativa all’aumento dei prezzi, che a loro volta si scarica sulle famiglie». Chiediamo una previsione per l’autunno: «Se non intervengono nuovi elementi, ci aspettano mesi durissimi – dice D’Angelillo -. Il rischio concreto è di vedere il nostro territorio colpito da diverse chiusure di aziende e attività commerciali, con pesantissime ripercussioni sull’occupazione. Dovremo fare fronte anche a un ulteriore aumento dei prezzi. Potremo fare un primo bilancio dopo Capodanno, nella speranza che anche chi è in grossa difficoltà riesca a superare una tempesta di cui però non è facile immaginare la durata. Questa volta però, a differenza della pandemia innescata dal coronavirus, è tutto opera dell’uomo e degli equilibri internazionali che sono saltati. L’Italia è nei guai come i principali paesi europei».

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