Il primario di Pediatria: Il vaccino tutela donne incinte e neonati

Le Società italiane di ginecologia e ostetricia, di neonatologia e di medicina perinatale raccomandano la vaccinazione delle donne in gravidanza. Federico Marchetti, direttore dell’unità operativa di Pediatria e Neonatologia di Ravenna dell’Ausl Romagna, spiega i motivi di questa indicazione, che è oggetto in questi giorni di confronti e discussioni anche alla luce di alcuni eventi drammatici, per fortuna rari, che si sono verificati di recente in Italia.

Dottore, l’infezione da Covid in gravidanza quanto è rischiosa?

«In generale una donna che contrae l’infezione in gravidanza ha un quadro lieve-moderato, ma ci possono essere fattori di rischio come ad esempio obesità, asma, aumento della pressione arteriosa, diabete, età maggiore di 35 anni. Sulla popolazione complessiva delle donne in gravidanza con il Covid, circa il 5% dei casi può avere un’infezione severa. Per questo motivo, considerando anche la giovane età, lo stato di gravidanza espone a un rischio aumentato di avere una malattia più grave in una percentuale di casi relativamente bassa. Il rischio però c’è e va tenuto in considerazione. In pratica si è più “fragili” nei confronti dell’infezione. Un raffronto più preciso va fatto tra le donne che hanno contratto il Covid e quelle gravide che non hanno l’infezione. Alcuni studi, su un numero consistente di donne osservate, evidenzia che il rischio di mortalità materna e di essere ricoverate in terapia intensiva nelle donne in gravidanza affette da Covid-19 è maggiore di più di 20 volte rispetto a quelle senza infezione. Si evidenzia anche un maggiore rischio di possibili complicanze neonatali, in particolare di avere un parto pretermine, con tutte le conseguenze che può comportare. Il virus è più insidioso nel terzo trimestre della gravidanza».

Cosa sappiamo sul vaccino in gravidanza?

«La diffusione di informazioni da fonti non ufficiali e di fake news rischia di generare una percezione sbagliata del rischio. Le donne in dolce attesa hanno bisogno di informazioni chiare e attendibili. Sappiamo che l’efficacia del vaccino a mRNA, per il Covid in gravidanza, è superiore al 90% dopo la seconda dose, esattamente come per le donne non in gravidanza. La vaccinazione in gravidanza (che per prudenza si consiglia dal secondo trimestre, ma non ci sono rischi documentati se viene eseguita nel primo trimestre) è sicura per la donna, per gli esiti del parto e per il futuro nascituro. Il vaccino non comporta un aumentato rischio di aborti, di parti pretermine, di malformazioni e protegge la donna e il neonato. Gli studi disponibili dimostrano come gli anticorpi prodotti nelle madri sottoposte a vaccinazione passino nel sangue fetale attraverso la placenta e poi nel latte materno proteggendo neonati e lattanti. È quello che succede per la vaccinazione in gravidanza che viene fatta da anni per la pertosse e l’influenza, che sono fortemente raccomandate».

Una donna che programma la gravidanza deve rimandare la vaccinazione? Se dopo la vaccinazione si accorge di essere incinta cosa deve fare?

<Se si programma una gravidanza, a maggiore ragione ci si deve vaccinare al più presto e se la donna ha eseguito la prima dose è consigliabile che completi il ciclo. Non vi è alcun dato che documenti ripercussioni della vaccinazione sulla fertilità femminile e maschile. Anche la vaccinazione in una madre che allatta è fortemente raccomandata>.

Nell’ospedale di Ravenna ci sono state pazienti in gravidanza che si sono ammalate seriamente di Covid?

«Nelle prime due fasi dell’ondata epidemica ci sono state diverse pazienti che hanno avuto il Covid in gravidanza e per alcune di loro è stato necessario il ricovero, anche in terapia intensiva. In tali occasioni abbiamo purtroppo dovuto separare, temporaneamente, la madre dal neonato (cosa che cerchiamo sempre di non fare) e questo è un motivo in più per pensare alla vaccinazione in gravidanza. È un modo per viverla con serenità, con fiducia, senza rischi, con la gioia della nascita, uno dei momenti più belli della nostra esistenza. Ora, grazie alla vaccinazione di massa, si spera che le cose vadano meglio».

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