Il ministro Di Maio: “Il rigassificatore a Ravenna serve”

Ministro degli Esteri del governo Draghi e del Conte II, vice presidente del Consiglio e ministro dello sviluppo economico e del lavoro nel governo Conte I, Luigi Di Maio dopo lo strappo con il Movimento 5 Stelle diviene leader di Impegno civico ed entra nella coalizione di centrosinistra, correndo con propri candidati in tutti i collegi plurinominali di Camera e Senato.

Sul tema energia l’iter autorizzativo per il rigassificatore davanti alle coste di Ravenna brucia le tappe. Cosa ne pensa, crede sia la risposta giusta all’emergenza energetica?

«Sull’energia con Impegno civico proponiamo soluzioni concrete, mentre come governo stiamo intervenendo con il decreto per calmierare l’aumento dei prezzi e con la proroga del taglio delle accise sulla benzina fino al 5 ottobre. Il 26 settembre, senza perdere un solo minuto, decreto taglia-bollette: lo Stato paga l’80% delle bollette delle famiglie del ceto medio e in povertà e di tutte le imprese, fino alla fine dell’anno. Per coprire la parte delle imprese occorrono 13,5 miliardi, che si ottengono dalle maggiori risorse incamerate dallo Stato, ad esempio, su Iva e accise derivanti dall’inflazione. Dobbiamo difendere 120mila imprese che rischiano di chiudere e 370mila lavoratori che rischiano di perdere il posto. Terzo passaggio: tetto massimo al prezzo del gas in Europa. La cosa agghiacciante è che Salvini si oppone a quest’ultima misura e i suoi alleati restano indifferenti. La verità è che la destra non ha una ricetta sulla crisi energetica. Gli italiani vedono le loro bollette gonfiarsi, ma soprattutto sono soldi che vanno a finire a Putin. In generale sui rigassificatori siamo convinti che servano anche nella misura in cui la popolazione locale possa trarre un beneficio diretto. Si tratta di uno strumento di emergenza e come tale va usato. Lavoriamo per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e ridurre la dipendenza dalla Russia. Allo stesso tempo dobbiamo costruire un futuro senza energie fossili e accelerare al massimo sulle rinnovabili».

Il mondo economico romagnolo, così come la politica in maniera trasversale, chiede la ripresa delle estrazioni di gas in Adriatico: è favorevole?

«La questione energetica adesso è la priorità assoluta, tocca la quotidianità di ogni cittadino e di ogni impresa. I nostri obiettivi sono tre: contenere i prezzi; ridurre il consumo di gas, puntando per il futuro sulle fonti rinnovabili; garantire il minor impatto possibile sull’ambiente. Dobbiamo quindi coniugare queste tre esigenze per la produzione sostenibile di gas nazionale e per utilizzare appieno gli impianti estrattivi in funzione».

Il Reddito di cittadinanza è stato additato dagli imprenditori balneari, dell’accoglienza e del commercio come una delle cause della mancanza di manodopera. È una misura da salvare?

«Il Reddito di cittadinanza è una misura che ha letteralmente salvato chi versa in condizioni economiche disastrose e non può portare un piatto di pasta a tavola. Supporta tutt’oggi disabili, pensionati, inabili al lavoro. Toglierlo a loro è quanto di più sbagliato. Il Reddito non va strappato a chi ne ha bisogno, ma migliorato e rafforzato, intervenendo su quelle parti che non hanno dato i risultati sperati. I centri per l’impiego non hanno funzionato, dobbiamo quindi creare meccanismi per mettere direttamente in contatto imprese e lavoratori».

Il Movimento 5 Stelle non è mai stato vicino alle posizioni e alle richieste dei balneari circa l’applicazione della direttiva Bolkestein. Impegno civico cosa propone agli imprenditori della Romagna?

«Il nuovo governo deve puntare a risolvere una situazione che si trascina da anni, deve mettere in sicurezza il settore con una riforma che preveda il rispetto delle norme europee ma che, al contempo, tuteli le imprese italiane che hanno lavorato bene negli anni. Bisogna trovare una soluzione condivisa e definitiva».

Perché gli elettori di centro dovrebbero scegliere la sua proposta politica e votare Impegno civico invece del terzo polo di Calenda e Renzi?

«La coalizione progressista, di cui facciamo parte, è l’unica forza in campo che può avere la meglio su questa destra. Le altre sono liste solitarie. Noi abbiamo esperienza di governo e conosciamo gli strumenti per incidere veramente. Le misure che proponiamo sono fattibili e di buon senso. Misure come azzerare l’Iva su tutti i beni alimentari, della natalità e farmaceutici o potenziare il servizio di medicina territoriale, con l’assunzione di altri infermieri e medici».

L’addio per insanabili divergenze, la repentina caduta del governo Draghi, cosa rimprovera di più al Movimento 5 Stelle?

«Parliamo del partito di Conte, il Movimento 5 Stelle non esiste più. Ora è una forza politica autoreferenziale, che a giugno riceveva endorsement dell’ambasciata russa sulla risoluzione Ucraina e che, a seguire, ha fatto cadere il governo provocando effetti disastrosi per le tasche e la stabilità degli italiani. Io e altri 70 parlamentari abbiamo deciso di uscire dal partito di Conte, per continuare a governare e cambiare le cose sul serio. Quello rimane un partito nel quale a breve non ci sarà più nessuno, da Fico a Di Battista. Ciononostante Conte continua ad attaccarmi esattamente come fanno Calenda e Salvini. Vuol dire che stiamo facendo bene. Dobbiamo, ad esempio, continuare a spada tratta a lavorare sull’export. Nel 2021 le nostre esportazioni hanno segnato il record assoluto di 516 miliardi e nel primo semestre di quest’anno continuano a crescere con un aumento del 22,4%, andando oltre i 306 miliardi di euro. Essermi battuto per creare il Patto per l’Export alla Farnesina è un’azione che rivendico con orgoglio».

Nel centrodestra ci sono posizioni diverse sulle sanzioni decise contro la Russia. Lei ha più volte detto: basta ambiguità, cosa intende?

«La destra, con le sue pericolose amicizie internazionali, disallinea l’Italia da posizioni storiche come l’atlantismo e ci isola in Europa. Sulle sanzioni non hanno una linea. Salvini non le vuole, forse per fare una cortesia a Putin. Meloni prova a rassicurare, ma ogni giorno è costretta a fare un video in quattro lingue per mostrarsi credibile a livello internazionale, ma con scarsissimi risultati. Penso che il tetto massimo al prezzo del gas sia la sanzione più efficace nei confronti di Putin. Questa è la strada e non quella che propone il trio sfascia conti Salvini-Meloni-Berlusconi, che ha già fatto proposte inverosimili per 160 miliardi e rischia di bruciare i risparmi degli italiani».

Impegno civico quali priorità ha indicato agli alleati della coalizione di centrosinistra? E quale risultato si aspetta per la sua lista?

«Bisogna introdurre il salario minimo, basta con paghe a 2 o 3 euro l’ora, è il momento di una svolta e dobbiamo riuscirci insieme alle aziende. Ma noi di Impegno civico – e siamo gli unici a spingere su questa proposta – vogliamo che il salario sia anche equo: i lavoratori, giovani e meno giovani, che per anni hanno fatto sacrifici e sono arrivati a un determinato livello di formazione, devono ricevere uno stipendio calibrato sulla loro abilità. Per i giovani abbiamo un’altra importante misura, ossia introdurre l’anticipo a tasso zero per l’acquisto della casa. È ora che il fondo di garanzia per la prima casa arrivi a coprire il 100% del valore del mutuo richiesto e che l’età dei beneficiari si innalzi a 40 anni. E poi a questo intendiamo affiancare un fondo statale che consenta ai giovani di coprire anche la somma per l’anticipo con un prestito da restituire a tasso zero. Siamo determinati e ottimisti, puntiamo al 6%».

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