Il meteorologo: “In Romagna c’è il clima della Puglia di 40 anni fa”

La Romagna archivia il terzo mese di giugno più caldo dal dopoguerra ad oggi, e fa i conti con la siccità e gli incendi che divampano anche in pianura. «Il 2022 è partito molto male – assicura il meteorologo Pierluigi Randi – con uno stato di siccità conclamata. Certo stanno peggio Piemonte, Lombardia, Veneto, ma per noi ha radici lontane, si protrae infatti dal 2021 quando le precipitazioni registrate erano il 40% in meno della media del periodo. Ora siamo già al 35%». Se i mesi di giugno del 2002 e in particolare del 2003 sono inarrivabili, l’estate 2022 potrebbe piazzarsi tra le cinque di calde dagli anni Cinquanta del Novecento ad oggi, mettendosi in scia al 2002, all’infernale 2003, al 2012 e 2017. E poco potrà l’allerta meteo di queste ore che lambirà la Romagna concentrandosi più sull’Emilia. «Dal 2000 negli anni tra maggio e settembre – racconta il meteorologo – è caduto il 25% di pioggia. Piove di più in inverno secondo un andamento che ci avvicina al sud Italia. Ormai assomigliamo alla Puglia di 40 anni fa. Fino agli anni Ottanta avevamo inverni secchi, pioggia in primavera e autunno e l’estate ricca di temporali. Ora piove solo in inverno di fatto».

In carenza di pioggia da oltre sei mesi si è giunti alla siccità idrogeologica che porta effetti non solo sull’agricoltura ma anche sugli usi civili, con la possibilità di razionamenti. Per Randi è necessario abituarsi ad anticipare gli eventi e a gestire sempre meno acqua. «Nel Pnrr ci sono risorse per gli effetti dei cambiamenti climatici. Sappiamo che in futuro pioverà meno e sempre negli stessi periodi. Le stagioni estive molto calde dal 2000 sono sempre più frequenti, così come le ondate di calore. Molti indizi fanno una prova e il responsabile è il cambiamento climatico. La siccità finirà, ma ci saranno altri eventi simili, il cambiamento impone prevenzione, l’acqua andrà conservata e ci vogliono grandi opere, non interventi sull’emergenza. Dovremo imparare a consumare il meno possibile».

Una situazione drammatica che sposta l’allarme incendi dalle colline alla pianura come gli ultimi episodi nel ravennate avvenuti domenica. «Siamo una zona ad alto rischio – assicura Randi – nel 90% dei casi gli incendi si sono rivelati dolosi, ma ora ci si mette anche la siccità e il vento. Sappiamo che ci saranno altre ondate di caldo in successione a fronte di precipitazioni scarse che in questa stagione non risolveranno il problema». Per finire con l’arrivo biblico delle cavallette nel cesenate. «Sono animali che non amano la pioggia e il freddo e prediligono stagioni particolarmente secche. Sono presenti in Sardegna ma continueranno ad estendersi».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui