Gianluca Costantini: disegno per Patrick Zaky e per i diritti umani

In occasione del processo a Patrick Zaky, atteso oggi in Egitto, si apre alle 18 alla galleria Niart di via Anastagi The social drawing, una mostra di Gianluca Costantini, artista e attivista che ha accompagnato con i suoi disegni i venti mesi di prigionia dello studente egiziano. Gianluca Costantini vive a Ravenna, e oltre alle opere di graphic journalism, storie a fumetti con una impostazione giornalistica, lavora da tempo su temi legati ai diritti umani pubblicando sui social, su giornali e riviste in varie nazioni. In mostra verranno esposte diverse opere apprezzate in tutto il mondo ma anche disegni che hanno subito censure.

Costantini, perché ha scelto proprio il giorno del processo per inaugurare la sua mostra?

«Era un po’ che volevo fare una mostra in città, parlando con Felice Nittolo di Niart abbiamo deciso che era giusto aprirla oggi anche se non ci sono tante speranze in un esito positivo. In esposizione ci sarà il disegno originale di Zaky e l’aquilone; e poi un lavoro nuovo, ma anche altri casi, a partire dal disegno di Giulio Regeni».

È in contatto con la famiglia di Patrick Zaky?

«Sì, sento la sorella e il gruppo di avvocati egiziani che seguono il caso e l’associazione dove aveva lavorato come volontario».

Come ha saputo ciò che era accaduto a Patrick?

«Sono stato avvisato da un attivista egiziano che mi ha chiesto disegno a poche ore dall’arresto. Ed è quello che tutti conoscono. In queste ore mi hanno chiesto un disegno per il caso di un avvocato turco, morto annegato in mare, nel tentativo di fuggire dal suo Paese. Vengo contattato dagli attivisti».

Quindi la sua azione è immediata.

«Sì, il mio aiuto consiste nel sostenere la divulgazione di un caso, il mio lavoro ha un’eco internazionale. Se io posto su Twitter un disegno riferito a un caso sono una fonte affidabile. Alle volte le notizie arrivano prima a me che ad altri su Paesi come Turchia, Bielorussia, Cina, Hong Kong ed Egitto».

Rispetto al suo lavoro di disegnatore, come cambia il segno quando partecipa a queste azioni?

«Si tratta di disegni che girano molto online, il segno si fa più semplice e immediato, nel tempo ho affinato la tecnica, inserisco meno dettagli in modo tale che chi guarda può riempire il disegno con la propria empatia. Mi focalizzo sui visi e sugli sguardi e su qualche simbolo del Paese di appartenenza della persona ritratta».

Nel suo lavoro sui diritti umani ha incrociato anche la censura: cosa è successo?

«In mostra c’è il disegno che mi è costato l’accusa di terrorismo in Turchia nel 2016, con gli atti del processo avvenuto dopo il fallito colpo di Stato. Presero a pretesto un disegno di Erdogan fatto in precedenza. Io sono venuto a sapere tutto a cose avvenute, sono stato condannato con altre 30 persone e non posso più andare in quel Paese che amo».

Ci sono altre storie in mostra?

«Il disegno di Patrick ha preso il sopravvento per la grande campagna in suo favore, ma ci sono prigionieri in Eritrea, in Arabia Saudita, e anche Stefano Cucchi e Willy Monteiro».

Dopo la mostra ha altri progetti in cantiere?

«I primi di febbraio uscirà un libro a fumetti per Feltrinelli sulla storia di Zaky a partire dal 7 febbraio 2020, scritto con la giornalista Laura Cappon, esperta di Egitto».

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