Rabbia, delusione, voglia di non arrendersi nonostante un risultato che non dà ragione a quanto in questi anni lei e la sua famiglia, quella di Sara Pedri, hanno sostenuto e cioè che è stato in quell’ospedale di Trento che la sorella ha perso la voglia di vivere. «Mentirei se non dicessi che eravamo preparati a una sentenza del genere - ha detto Emanuela Pedri -. Ma come è possibile che di fronte a tutta questa evidenza e questo lavoro magistrale che c’è stato, non ci portiamo a casa un risultato sperato? Perché mancano gli strumenti, manca una legge che tuteli, una legge che definisca il mobbing come reato. Eravamo riusciti a toccarlo questo risultato, siamo stati lì lì, ma mancava la legge».
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