Estrazioni Ravenna, la Regione torna ad avvertire sulla subsidenza

Ravenna

La Regione ha inviato le sue nuove osservazioni al rapporto ambientale del Pitesai, il Piano della transizione energetica che disegnerà il futuro del settore nel nostro Paese e che peserà molto sull’economia ravennate. Come accaduto nella prima fase – in cui da Bologna è stata criticata la vicinanza di Angela Angelini alla costa di Lido di Dante – la subsidenza torna ad essere un fattore importante di cui tenere conto, con buona pace di chiede una separazione del tema delle estrazioni da quello dell’abbassamento del suolo. «Non paiono essere affrontati in maniera adeguata gli impatti sulle zone costiere dovuti alla subsidenza e all’innalzamento del livello del mare», scriveva a maggio la Regione. Che ora, pur riconoscendo le integrazioni avvenute dopo la prima fase dell’iter di approvazione del piano, chiede nuove modifiche. Come già fatto da Arpae e dal Parco del Delta la Regione sottolinea che i 25 millimetri l’anno oltre il quale scatterebe, per il Pitesai, lo stop ai permessi di ricerca è troppo elevato: «Anche 2-3 millimetri possono costituire un problema in considerazione dell’innalzamento del livello del mare».

La Regione ha il difficile compito di fare sintesi tra territori le cui istituzioni sono tendenzialmente favorevoli alle estrazioni, come Ravenna, e altre come Ferrara che chiede che il suo territorio ne sia escluso. Il riferimento ai problemi che darebbero 2-3 millimetri di subsidenza è soprattutto legato ai territori attorno al Delta del Po, ma va ricordato che attorno al Bevano - come sottolineato da Arpae - l’ultimo monitoraggio indicava un tasso di abbassamento del suolo pari a 15 millimetri l’anno.

Da Bologna arrivano però indicazioni anche riguardo alle implicazioni socio-economiche, citate nel documento ma, ritiene l’ente, in maniera troppo astratta anche se in molti casi sono decisive per valutare o meno la permanenza di una concessione: «Relativamente alle aree di concessione vigenti produttive, la presenza di numerosi vincoli ambientali possono definire l’area come potenzialmente non idonea e pertanto si prevede l’applicazione di valutazioni socio -economiche ed analisi costi/benefici sulla quasi totalità delle concessioni; tale strumento risulta non ben definito nella proposta di piano, si chiede di dettagliare e conoscere tale strumento di analisi e valutazione».

Inoltre, segnala la Regione, è «necessario dettagliare il tema della dismissione e rimessa in pristino delle aree non idonee considerato la proposta del Piano di destinare le aree a progetti di produzione di energia da fonte rinnovabile o di riconvertire i giacimenti allo stoccaggio di gas o CO2. Si ritiene necessario che il Piano valuti gli effetti ambientali di tali possibilità e di reale contributo alla riduzione delle emissioni climalteranti e alla transizione energetica»

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