Estrazioni di gas, la Regione: “Subsidenza problema da considerare”. L’Iss: “Fermatele”

RAVENNA – L’Istituto superiore di sanità chiede di passare oltre le trivellazioni e di realizzare «una vera transizione ecologica». Lo fa nelle osservazioni inviate in questi giorni riguardanti il documento preliminare a quello che dovrebbe essere lo strumento che guiderà l’Italia nel futuro sostenibile: il Piano per la transizione energetica delle aree idonee, anche noto come Pitesai. Un piano che riguarda da vicino Ravenna e su cui c’è molta apprensione nel mondo economico per via delle ricadute occupazionali che potrebbe avere uno stop definitivo alle attività estrattive. D’altra parte l’Iss scrive nero su bianco nelle sue conclusioni: «Una vera transizione energetica dovrebbe prevedere un piano di uscita dalle attività di trivellazione in linea con un processo di decarbonizzazione, assicurando, tra i diversi aspetti anche quello dell’occupazione con la ricollocazione dei lavoratori coinvolti nel settore». Una bocciatura che segue due osservazioni fatte dall’Iss: la prima riguarda il fatto che il Pitesai non prevede, nel suo impatto, le ricadute che le attività estrattive hanno sulla popolazione residente. La seconda critica riguarda il metodo: la transizione energetica che dà il nome al piano per l’Iss è in contraddizione con la possibilità di riprendere, dopo 18 mesi di sospensione, le ricerche in tutte le aree che saranno compatibili secondo il Pitesai. Le concessioni in quelle incompatibili potranno poi comunque arrivare a scadenza. «Ricordate la subsidenza»

Il tema ambientale principale resta però il legame tra subsidenza ed estrazioni. La Regione Emilia-Romagna, che pure sposa buona parte delle ragioni delle imprese ravennati a partire dalla possibile dipendenza dal gas estero nel caso si rinunci a quello italiano, non può esimersi dal ricordare nelle sue osservazioni la necessità di considerare l’abbassamento del suolo come un aspetto critico. È anzi la stessa Regione a chiedere che la subsidenza venga presa maggiormente in considerazione visto che «ci sono ampie porzioni del territorio (in provincia di Ferrara e di Ravenna) con quote prossime se non al di sotto del livello del mare». La Regione ricorda che «il tema della subsidenza è sempre stato molto rilevante per le sue ripercussioni potenziali» e chiede integrazioni: «Non paiono essere affrontati in maniera adeguata gli impatti sulle zone costiere dovuti alla subsidenza e all’innalzamento del livello del mare. Si consideri ad esempio che la concessione Angela–Angelina, entro le 12 miglia nautiche, determina tuttora tassi di subsidenza superiori a 15 millimetri annui nel tratto di costa interessato», cioè quella ravennate all’altezza di Lido di Dante. Tuttavia l’ente regionale ricorda pure l’impatto socio-economico della chiusura totale delle ricerche in Adriatico. In Emilia-Romagna «vi è una situazione diversificata con concessioni storiche in vario stato di attività e produzioni annuali di gas in giacimenti anche molto ridotti». Per questo propone di assegnare «pesi diversificati» rispetto ai vincoli presenti. In altre parole la richiesta è quella di considerare le singole situazioni calibrando i vincoli in base alle soglie di volume estratto. È evidente come da Bologna si cerchi di tenere insieme varie istanze territoriali e quella della Regione appare insomma una sintesi che tenga insieme i vincoli ambientali con quelli economici, difficili da ignorare. Uno dei temi più sottolineati è la necessità di approfondire il discorso della dismissione delle piattaforme nel futuro.

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