Covid, scuola in trincea. I presidi: “Noi soli contro il contagio”

In trincea da quasi due anni, in scuole dove corrono i contagi, nuovo fronte caldo della pandemia, alle prese con continui cambiamenti normativi di difficile applicazione, i dirigenti scolastici venerdì 10 aderiranno allo sciopero indetto da Cgil, Uil e Snals. Diversi sono i fronti problematici.

Obbligo vaccinale

Gianluca Dradi, preside del liceo artistico Nervi–Severini di Ravenna lancia l’allarme: «Da tempo assistiamo al continuo susseguirsi di norme di difficile interpretazione e applicazione, e i cambiamenti non sono supportati da tempestive e chiare note esplicative del ministero. L’ultimo decreto, che fissa l’obbligo di vaccinazione per il personale scolastico dal 15 dicembre, non fa eccezione. In primo luogo perché non si comprende la ragione per cui non sono menzionati gli educatori per gli alunni con disabilità, che pure entrano a scuola ogni giorno. Poi perché nella procedura si annidano problemi interpretativi: ad esempio non è chiaro se il personale non vaccinato, che può mettersi in regola entro 20 giorni, in quel lasso di tempo debba svolgere la propria attività con o senza green pass. Altro problema si pone quando il dipendente non in regola va sospeso e si può nominare un supplente e il decreto consente di sostituire solo i docenti e non il personale amministrativo, che però con questo sovraccarico di lavoro è indispensabile».

Tracciamento

«Questa incertezza – assicura Dradi – genera conflittualità con personale e famiglie. Per quanto riguarda il contact tracing, spetta a noi individuare i contatti stretti di un positivo e comunicarli all’Ausl, a noi competono le comunicazioni alle famiglie per l’effettuazione del tampone e per il rientro in classe, comunicazioni che arrivano a tutte le ore, festivi compresi. Da novembre, quando c’è una positività in classe e l’Ausl non è in grado di provvedere con immediatezza, il preside ha la possibilità di sospendere la didattica in presenza, ma noi ci chiediamo sulla base di quale informazione si possa assumere questa decisione: basta la telefonata di un genitore?».

In questo contesto caratterizzato da un sovraccarico di responsabilità e di lavoro, i dirigenti protestano per la previsione della legge di bilancio che destina per le loro retribuzioni risorse non sufficienti, dicono, per mantenere gli attuali livelli retributivi. Poi c’è il problema dei presidi entrati in ruolo nel 2019 che, a causa del ritardo del ministero nel rinnovo del contratto integrativo regionale, non stanno percependo, a differenza dei loro colleghi, una parte della retribuzione pari a circa mille euro mensili.

Infine gli studenti, che per salire sui mezzi pubblici dal 6 dovranno avere il green pass, mentre non devono averlo per frequentare le lezioni. «É un paradosso, per di più applicato a minorenni che non possono decidere in autonomia di vaccinarsi. Per ovviare a questo problema mi aspetto una modifica della legge o quantomeno che si preveda la gratuità dei tamponi per i ragazzi in età scolare. Ho più di una decina di studenti che mi hanno comunicato di non avere le condizioni economiche per farsi il tampone ogni due giorni e che pensano di abbandonare la scuola».

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