Clima, a Ravenna 2021 torrido e secco: solo nel 1988 piovve meno

RAVENNA Le piogge sono state le grandi assenti del 2021 che, per gli amanti delle statistiche, si posiziona come l’ottavo anno più caldo dal 1950 ad oggi nella nostra provincia. La temperatura media è stata superiore di 0,6 gradi rispetto a quella registrata nel trentennio 1981-2010. «L’anno appena concluso può essere preso a manifesto dei cambiamenti climatici in atto – spiega Pieluigi Randi, meteorologo di Meteocenter e vicepresidente dell’associazione Ampro –. La temperatura media fa segnare un aumento contenuto, ma sul fronte delle precipitazioni registriamo che è piovuto molto meno e in maniera poco omogenea. Il 2021 ha fatto segnare un deficit annuale di piogge pari al 39%, rappresentando il secondo anno più secco dal 1935 a oggi. Il più avaro in assoluto di piogge è stato il 1988 che fece registrare un -41%».

Randi entra poi nel dettaglio delle precipitazioni. «Nei settori della costa e della pianura le piogge hanno variato da un minimo di 370 millimetri annui a un massimo di 450, mentre in un anno normale le variazioni dovrebbero oscillare tra i 600 e i 700 millimetri. Oltre al deficit, registriamo anche il fatto che piove peggio: nella parte settentrionale della provincia, ad esempio, sono caduti 450 millimetri di pioggia, ma circa un terzo di questa quantità si è accumulata in appena tre ore di precipitazioni, distribuite tra il 21 e il 26 settembre. Dopo un lungo periodo siccitoso abbiamo avuto due fenomeni particolarmente intensi a distanza di cinque giorni. Questo non fa per nulla bene al suolo e alle nostre colture».

I dati forniti da Randi mostrano anche la situazione in collina, dove le precipitazioni sono state leggermente superiori rispetto alla pianura, tra i 450 e 550 millimetri, ma sempre sensibilmente inferiori a quelle attese che sono dai 700 agli 800 millimetri annui.

«Mesi particolarmente avari di pioggia sono stati febbraio e marzo – spiega il meteorologo – che hanno fatto segnare deficit collocabili tra il 70 e l’80%. A questi si aggiunge giugno con un 80% in meno. La neve è praticamente scomparsa, abbiamo registrato un’apparizione fugace il 13 e il 14 febbraio ma si è fermata al suolo per poche ore. Non solo la nevosità è calata drammaticamente, ma il manto bianco resiste molto meno. Un caso lampante di fenomeni anomali ci è stato fornito in questi giorni. Lo scorso 31 dicembre, nel nostro appennino abbiamo registrato temperature massime di 18-19 gradi che si sono ripetute il primo gennaio. Sono dati totalmente fuori dalle medie del periodo».

L’estate dell’anno appena trascorso è stata calda ma non rovente: «Da giugno ad agosto – commenta Randi – abbiamo registrato temperature superiori al normale di 1 grado. L’estate in generale è la stagione in cui gli effetti del cambiamento climatico sono più evidenti. Quella più calda in assoluto dal 1950 è stata nel 2003 che fece segnare 3 gradi in più oltre alla norma».

Un’anomalia in senso opposto è segnalata per aprile: «Se il 2021 si chiude con solo +0,6 gradi, che può essere un valore quasi confortante viste le ultime annate, lo dobbiamo in larga misura al fatto che la primavera è stata relativamente fredda, in particolare aprile ha fatto segnare 1,5 gradi in meno rispetto alla media. A questo proposito ricordo le gelate di quel mese che sono state disastrose per i nostri agricoltori».

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