Rogo in pieno giorno a Cesenatico lungo Corso Garibaldi, in fiamme l’edicola “Il punto”. Ci sono anche delle persone leggermente intossicate dal fumo nero e acre: abitano al piano superiore palazzo, tre sono dovute ricorrere alle cure dei sanitari. Sebbene siano ancora tutti da accertare, si presentano ingenti i danni, anche ai negozi e alle case vicine.
Sono da poco trascorse le 12.20 quando dall’edicola del porto canale, sulla sponda di levante, si sprigiona una densa coltre di fumo. In un istante tutto brucia. Le lingue di fuoco si allungano e si allargano a dismisura. I passanti sono impauriti, anche perché di lì a poco dicono di avere sentito un forte boato, qualcosa di simile ad una esplosione venire dall’interno. Il rogo non dà tregua, scatta subito da più parti l’allarme. Dentro tutto carta, giornali, riviste, oggetti, scaffali diventano tizzoni ardenti. Le fiamme si propagano al piani alti del fabbricato. L’incendio raggiunge i muri dei negozi vicini: quello di caramelle diventa anch’esso inagibile.
Sul posto intervengono i vigili del fuoco, con più mezzi per arginare e spegnere l’incendio che in poco tempo è cresciuto alimentato dal materiale infiammabile e dalla giornata ventosa. Con la Polizia locale, i carabinieri e il personale del 118 vengono messe in sicurezza le persone e in salvo gli intossicati. Ci è voluta più di un’ora per domare l’incendio, poi i vigili del fuoco sono stati chiamati a verificare lo stato delle pareti degli immobili vicini, dei muri e dei soffitti anneriti, arsi dalle fiamme, in quello che sarebbe stato l’ultimo giorno di carnevale lungo il Corso. Presente sul posto anche il sindaco Matteo Gozzoli.
Da alcuni mesi l’edicola lungo il porto canale era stata presa in gestione dal giovane Rahman Mosheure, arrivato dal Bangladesh otto anni fa. Impietrito, non ha potuto far altro che assistere impotente al fuoco divorare ogni cosa e portarsi via tutto quello che aveva. La giovane moglie gli sta poco discosta accanto, lungo la banchina, con il figlioletto in braccio di un anno e sei mesi. «Ci avevo investito tutti i miei risparmi, quello che avevo. Ora non ho più nulla. Come farò! Sono rovinato», dice esterrefatto Rahman Mosheure, con gli occhi lucidi che non trattengono il pianto. «Avevo chiuso l’edicola solo qualche minuto prima che ciò accadesse. Ero a casa che giocavo con il mio bambino, quando mi è venuto ad avvertire il proprietario che ha ancora un negozio vicino al mio - racconta -. Arrivo e trovo tutto quanto in fiamme. Era la mia vita, lavoravo bene nell’edicola che ho preso in affitto». Non si capacita di quello che è successo: «Dentro avevo solo giornali e riviste da vendere, profumi e schede telefoniche», sillaba tra le lacrime che gli rigano il volto.