Dopo avere ritrovato in casa un libretto della Banca Popolare di Cesena del 1969, in cui i genitori avevano depositato, al momento della sua nascita, 4.000 lire, la cesenate al centro di questa vicenda riuscirà a ottenere il denaro che potrebbe spettarle? Risposte certe non ce ne sono, ma senza dubbio è una delle tante domande che attanagliano la 57enne, la cui vicenda è stata raccontata ieri sul “Corriere Romagna”, dopo essere stata resa nota dall’associazione di Roma a cui si è rivolta per farsi assistere. Una divulgazione di questa fase preliminare dell’azione legale da parte degli avvocati che seguono il caso, che ha spiazzato l’interessata, che non se lo aspettava.
L’associazione di Roma ha comunicato alla stampa che, a conti fatti, alla donna spetterebbero 137mila euro. Sembra una cifra difficile da credere, ma avrebbe una sua ragion d’essere, a detta degli esperti che si sono attivati. «Per riscuotere queste somme - chiarisce il legale rappresentate dell’associazione capitolina - sussistono due problemi: la prescrizione del diritto e la quantificazione. L’ordinario termine di prescrizione è 10 anni e, come sancito anche a più riprese dalla Cassazione, decorrono dal momento in cui il titolare è in grado di farlo valere. Nel caso della nostra cliente, quindi, i tempi ci sono, perché la signora ha scoperto dell’esistenza del libretto nel corrente anno 2026. Ciò significa che fino a prima non era a conoscenza di questo diritto e pertanto è da oggi che può esercitarlo. Avendo, così, tempo fino al 2036 per richiedere il rimborso alla banca».
L’aspetto più complesso è la quantificazione esatta della somma richiedibile, da trasformare in euro, tenendo conto della liquidazione degli interessi. «Non si tratta di una conversione matematica - illustrano dall’associazione - Bisogna tenere in considerazione il valore dei tassi di interesse dell’epoca che si aggirava intorno al 10%, confrontarli con quelli più bassi di oggi e rapportarsi con l’anatocismo bancario. Ma l’aspetto più rilevante è la rivalutazione. Ossia, l’operazione matematica che restituisce una somma in euro che oggi consente di acquistare un bene equivalente a quel valore, ma all’epoca non si poteva acquistare».
Un meccanismo senza dubbio tortuoso che comunque vada potrebbe concludersi davanti a un giudice. «Al momento - dichiarato l’esperto - abbiamo inviato una diffida alla Bper che ha 60 giorni per presentare una rivalutazione o una proposta transattiva. Altrimenti si procederà con la causa giudiziale. A quel punto il giudice nominerà un consulente tecnico d’ufficio, che rifarà il calcolo».
Meticoloso nella spiegazione dei dettagli tecnici, un po’ meno nel giustificare la scelta di inviare alla stampa i dati della signora senza prima averne chiesto l’autorizzazione. «C’è stato un disguido all’interno dell’ufficio - motiva - un collega ha dimenticato di avvisare la signora. Ma lei stessa aveva firmato una autorizzazione alla pubblicazione». Vero, ma va precisato che nel documento cui fa riferimento si parla di «eventuale pubblicazione della vicenda giudiziaria». Di cui al momento si è ancora al prologo.