Cesena, i genitori le versarono 4.000 lire su un libretto appena nata: lo ritrova e dopo 57 anni potrebbero valere 137 mila euro

Cesena

Ha ritrovato per caso, dentro un cassetto in casa, un libretto della Banca Popolare di Cesena aperto dai suoi genitori a suo nome risalente al 1969. Vi erano state depositate 4mila delle vecchie lire. Non potendo far riferimento all’istituto di credito originario, perché non più attivo, una donna residente a Cesena ha deciso di rivolgersi alla Bper (Banca Popolare dell’Emilia-Romagna), che nel 1992 ha assorbito proprio la Banca Popolare di Cesena, per sapere se ci fossero gli estremi per riscuotere quel denaro, in una misura aggiornata al valore che quel versamento ha dopo quasi sessant’anni.

Dopo mesi di silenzio, nonostante i ripetuti solleciti, la 57enne si è quindi rivolta a una associazione di Roma, che ha trovato online, che si appoggia a diversi avvocati esperti in diritto bancario, commerciale e tributario. E specializzati - si legge sul sito internet ufficiale - nel “recupero di titoli bancari, postali, di Stato e simili mai riscossi”. Non solo uno studio legale, ma “un’organizzazione di consumatori e utenti - viene spiegato sempre sul sito - che ha per oggetto esclusivo quello di operare, in particolare sul territorio della Comunità Europea, nazionale, regionale e locale per informare, promuovere, assistere, tutelare, rappresentare e difendere i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei cittadini e degli stranieri, nonché consumatori di beni e degli utenti di servizi”.

Questa descrizione rassicurante ha indotto la signora a prendere contatto col personale per affidargli l’incarico di assisterla nella vertenza giudiziaria volta alla riscossione del denaro. La donna ha, dunque, firmato un mandato di rappresentanza, che le è costato 210 euro.

Doveva essere la mossa decisiva per arrivare a capo dell’impasse in cui era incagliata da mesi, ma è stata accompagnata da una spiacevole sorpresa. Solo ventiquattr’ore dopo è stata contattata dal “Corriere Romagna”, che aveva ricevuto dall’associazione romana (e forse non è stato l’unico media a cui è stata inoltrata) tutta la documentazione sul caso, compresi i dati personali della cliente assistita. Peccato che la proprietaria del titolo fosse all’oscuro di tutto. «Io non ho firmato alcuna autorizzazione per la diffusione dei miei dati - ha lamentato - e non capisco perché abbiano deciso di rendere pubblica una vicenda della quale non c’è ancora nulla da raccontare, perché al momento non esiste alcun procedimento in corso».

L’associazione ha anche fatto sapere nel suo comunicato stampa che, sulla base delle stime fatte, la cifra corrispondente alle 4mila lire che Bper dovrebbe alla donna è diventata molto alta: ben 137mila euro. Ma anche di questo dettaglio non marginale la cesenate si è detta completamente ignara: ne è venuta a conoscenza solo a seguito del colloquio avuto dopo il contatto col “Corriere”.

Seccata da un comportamento che considera «poco professionale», la cesenate ha subito contattato l’associazione per ricevere spiegazioni. Dalla capitale si sono giustificando asserendo che si sarebbe trattato di «un errore della segretaria». Ma nella mail inviata ai giornali erano indicati nomi e numeri di telefono degli avvocati che stavano seguendo il caso, uno solo dei quali era peraltro conosciuto dalla titolare del libretto bancario.

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