«I bambini non hanno mai manifestato sintomi di avvelenamento o malessere», «l’episodio è avvenuto in un’area recintata non trattata con fertilizzanti chimici». Queste le due precisazioni che ieri Fondazione Sacro Cuore e il nido privato Orsa Blu, hanno diffuso alla stampa con l’obiettivo di fare chiarezza rispetto a quanto accaduto.
I fatti risalgono a venerdì quando due bambini del nido sono stati portati in pronto soccorso in via precauzionale per il timore che avessero ingerito veleno per topi o altre esche. Un’eventualità che per fortuna è stata presto esclusa anche se a scopo precauzionale sono rimasti ricoverati in osservazione per un giorno. Quello che probabilmente hanno ingerito, in minima quantità, è un granulato di colore azzurro usato nel giardinaggio come fertilizzante, che è stato prelevato per essere analizzato dall’Ausl che è intervenuta sul posto.
Nella nota congiunta Fondazione e nido, sostengono che «i bambini coinvolti non hanno mai manifestato sintomi di malessere o avvelenamento» e che «il loro accompagnamento al Pronto Soccorso è avvenuto esclusivamente in via precauzionale e a tutela della loro salute». Aggiungono, come riportato anche dal Corriere, che «tutti i bambini sono stati regolarmente dimessi e godono di ottima salute»,
«L’episodio - specificano poi - si è verificato all’interno di un’area recintata dotata di tappeto erboso sintetico, non trattata con fertilizzanti chimici. Le altre aree verdi del complesso sono trattate con materiali di origine organica».
Nella nota infine ribadiscono il loro impegno: «Le nostre strutture operano con la massima attenzione e con rigorosi standard di sicurezza per garantire il benessere dei bambini a noi affidati. Ogni azione intrapresa in questa circostanza è stata guidata unicamente dalla volontà di tutelare la loro salute. Sin dal verificarsi dell’episodio, siamo rimasti a piena disposizione dei genitori e delle autorità competenti, collaborando in modo trasparente e proattivo per fare piena chiarezza su quanto accaduto». Infine si rammaricano di quella che definiscono «diffusione di informazioni inesatte che hanno generato inutile allarme tra le famiglie e nella comunità».