Cesena e il market chiuso a San Giorgio. Il sindaco: “La crisi energetica fatale alle piccole realtà”

È una storia peculiare quella del supermercato “Cavaliere” di San Giorgio che un paio di giorni fa ha annunciato la chiusura: impossibile per loro reggere l’aumento dei costi dell’energia, e per questo non trova equivalenti diretti in città pur essendo i problemi che ne hanno determinato alla fine la chiusura, piuttosto trasversali e comuni a tanti settori.

A renderla peculiare è la sua storia, lì infatti prima c’era un Conad, che chiuse quando la famiglia che lo gestiva andò in pensione, decisione che provocò la mobilitazione della frazione: fu in quella occasione che arrivò la gestione che ora si appresta a concludere la propria esperienza, che trovò però uno scenario già parzialmente cambiato che aveva visto tanti clienti di allora spostarsi verso le attività di altre frazioni vicine, una abitudine che è rimasta anche quando il supermercato di frazione riaprì.

«C’è un tema generale – commenta il sindaco Enzo Lattuca, che conosce bene anche la realtà di San Giorgio – ed è che questa crisi per chi era già in difficoltà, per chi aveva economie più ridotte, rischia di rappresentare il colpo di grazia». La piccola economia che fino ad ora aveva tenuto in vita il supermercato di San Giorgio non basta ad affrontare questa crisi e fare i conti con bollette quintuplicate, e il risultato è che la frazione perde di nuovo un punto di riferimento.

Varrà soprattutto per gli anziani e le persone che con maggiore difficoltà si spostano dal luogo in cui risiedono e che erano la principale clientela di questo piccolo supermercato, la cui gestione ha sempre avuto grande consapevolezza anche del suo ruolo di presidio sociale.

A questo si aggiunge un altro dato, caratteristica comune delle zone più periferiche: «Succede in queste zone che attività dalla storia consolidata chiudano quando le famiglie che li hanno sempre gestiti sono costrette a fermarsi, è successo ad esempio anche a Pioppa, altra piccola frazione, con il forno».

Sono situazioni dove è difficile costruire il ricambio generazionale e questo fa si che il destino delle attività, in modo più evidente che altrove sia legato al destino delle singole persone o famiglie che li hanno portati avanti per anni.

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