Cattolica, morto e deriso sui social: partono le querele

Cattolica

«Chiunque ha potuto leggere sui social giudizi su Umberto del tipo: “Era un ladro”, “adesso un ladro in meno”, “morire per una bottiglia d'acqua, se aveva sete poteva andare ad una fontanella”. E così di seguito ed anche peggio. In poco tempo queste espressioni sono diventate virali, ponendo in seconda luce i pochi commenti positivi che mostrano comprensione e reclamano pietà e rispetto per una morte atroce». Inizia così la lettera firmata dall’avvocato Massimo Vico, il legale che aveva assistito Umberto Sorrentino, l’uomo morto schiacciato dalla casse di acqua nella serata di Pasquetta, nelle vicende giudiziarie nel corso degli anni. Una lettera con cui l’avvocato annuncia anche l’intenzione della famiglia di fare giustizia nei confronti dei leoni da tastiera che hanno apostrofato la vicenda della morte ponendo in rilievo il fatto che stesse tentando di prelevare delle casse d’acqua. «Stiamo valutando possibili querele nei confronti di chi lo ha offeso» chiarisce Vico.

Nella lettera, infatti, il legale apre un parallelismo con la vicenda evangelica in cui il popolo grida in coro delirante “crucifige, crucifige!”. «Per la “turba” degli interconnessi anche la morte diventa gioco e spettacolo - scrive - la realtà della tragedia non sfiora la coriacea insensibilità dei loro cuori. Anche il lessico e la grammatica mette in mostra il livello infimo di ritardo culturale e mentale degli interlocutori». «I moderni strumenti di comunicazione - rileva, in una riflessione dal sapore sociologico - sono di grande aiuto per l’umanità, ma se finiscono nelle mani degli ignoranti è come “aver buttato le perle ai porci”. Il gruppo degli haters non è interessato a considerare Umberto come persona, rifiuta di conoscere le condizioni di salute fisica e mentale, le sofferenze, le difficoltà affettive, i rapporti famigliari, le cause della sregolatezza, in sintesi la vita vera. Per questi leoni da tastiera, odiatori, Umberto è morto perché ha tentato di rubare qualche bottiglia d'acqua: tanto basta per farlo diventare un bersaglio di odio e di scherno».

«Che Umberto fosse una persona malata per difficoltà psichiche, mentali e comportamentali, - aggiunge invece, aprendo uno spaccato sulla vita, appunto, vera - la famiglia non ne fa mistero. Umberto ha passato alcuni periodi della sua esistenza in comunità terapeutiche anche a seguito di azioni giudiziarie che lo sottoponevano all'obbligo di cure, assistito. La madre Rosaria ha sempre seguito il figlio con totale dedizione, con tanta fatica e difficoltà economica, anche con l'aiuto dei parenti, e soprattutto con grande amore, tanto grande quanto ne richiedeva la condizione di salute di Umberto». Proprio la madre Rosaria, oltre alle attestazioni di comprensione e pietà (tra queste, quelle della sindaca di Cattolica Franca Foronchi e della vicesindaca di Rimini Chiara Bellini), ha dovuto anche «sopportare l'immenso dolore per il vile sfregio inferto da un gruppo di incoscienti che insieme hanno osato diffamare e deridere la tragica fine di un figlio malato».

Intanto, oggi alle 15.30 verrà dato l’ultimo saluto a Umberto nella chiesa parrocchiale San Pio V di Cattolica.

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