Cambiamenti climatici, il meteorologo: “Ravenna rischia di finire sott’acqua”

I cambiamenti climatici sono già in atto e i modelli, che agli inizi degli anni Duemila avevano predetto cosa sarebbe accaduto nel 2020, ora sono proiettati a leggere l’evoluzione al 2050 e al 2100. Di tutto questo si è parlato alla settima edizione del festival della meteorologia di Rovereto che ha visto tra gli ospiti e relatori Pierluigi Randi, meteorologo di Meteocenter e vicepresidente dell’associazione Ampro.

Anche per il territorio di Ravenna si prevedono radicali mutamenti: “Se non arresteremo il processo di innalzamento delle temperature – dice Randi – la pianura padana e il Ravennate non saranno risparmiati dal cambiamento climatico. La temperatura estiva sul nostro territorio è già stata interessata da un innalzamento medio vicino al grado. Dal 2020 a oggi, le precipitazioni estive sono calate del 25% e quelle primaverili del 5%. Sono invece aumentate, senza però compensare il divario, le autunnali (quasi +10%) e le invernali (+5%). La distribuzione delle piogge è mutata e i lunghi periodi di siccità nella stagione estiva hanno riflessi decisamente negativi, sia sull’agricoltura sia sulle capacità di garantire gli approvvigionamenti d’acqua. Al momento riusciamo a fare fronte al cambiamento grazie a progetti come il Canale emiliano romagnolo, ma è chiaro che la situazione è complicata”.

Randi sottolinea che il festival di Rovereto è stata un’occasione importante di confronto e aggiornamento: “Sappiamo da tempo che, se non riusciremo a contenere entro i due gradi l’innalzamento delle temperature rispetto all’epoca pre-industriale, i cambiamenti potrebbero essere irreversibili – dice -. Il mare Mediterraneo è sempre più caldo e d’estate avremo ondate di calore sempre più lunghe e intense. D’inverno avremo ancora picchi di freddo significativi, ma saranno più rari e meno duraturi. Già nel 2050 corriamo il rischio di diventare migranti climatici”.

Quali sono le aree italiane che rischiano di essere travolte dal cambiamento?

“Per quanto riguarda i problemi connessi al dissesto idrogeologico, le regioni maggiormente esposte sono la Liguria, la Toscana, il Lazio e la fascia alpina. I modelli ci dicono che le precipitazioni saranno sempre più intense e concentrate. Avremo fenomeni estremi in grado di mettere in seria difficoltà la tenuta dei territori; nella nostra provincia il problema potrebbe essere sentito nelle aree appenniniche”.

L’aumento delle temperature del mare Adriatico che effetti potrebbe avere sulla costa romagnola?

“Innanzitutto da qui al 2050 potrebbero verificarsi fenomeni di ingressione marina. Ne abbiamo già registrati in passato ma potrebbero diventare ancora più frequenti. Questo però rischia di non essere l’unico problema. Una simulazione al 2100 ci dice che il mare potrebbe penetrare per diversi chilometri nell’entroterra. Il fenomeno è dovuto al fatto che l’acqua marina, aumentando di temperatura, si dilata e occupa più spazio. Il meccanismo fa sì che il mare si ingrosserà e tenderà a penetrare all’interno. Molte persone, erroneamente, credono che l’innalzamento dei mari sia dovuto unicamente allo scioglimento dei ghiacci dei poli. Quest’ultimo incide solo per il 30%, il resto è dovuto all’aumento del volume dell’acqua. I modelli, ancora più raffinati e precisi rispetto a quelli che avevano indovinato in che condizioni ci saremmo ritrovati nel 2020, ora ci dicono che chilometri di costa della Romagna nel 2100 potrebbero finire sott’acqua. Non ci aspettano solo estate più secche e calde, le persone devono capire velocemente che se non prendiamo serie contromisure, gli effetti nei prossimi anni saranno molto seri. Saremo costretti a difendere la nostra terra dal mare proprio come hanno fatto in passato gli olandesi”.

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