“Bandiera Rossa” cantata alla Festa dell’Unità di Ravenna divide il Pd

“Bandiera Rossa” cantata alla Festa dell'Unità di Ravenna divide il Pd
Il bagno di folla per Zingaretti alla Festa nazionale dell'Unità di Ravenna (foto Massimo Fiorentini)

RAVENNA. Ha convinto gli scettici, chi non ci credeva più e forse anche chi da qualche tempo non votava più Pd, ma non l’anima dem renziana e coloro che comunisti lo sono stati ma oggi hanno gli occhi rivolti al futuro e non al passato. Zingaretti domenica ha scaldato il cuore dei democratici chiudendo la festa dell’Unità nazionale, ma molti non gli hanno perdonato l’entrata sul palco sulle note di Bandiera Rossa. Un moto spontaneo partito dal pubblico che ha intonato la canzone di ispirazione comunista, non previsto dalla regia, così come avviene di seguito per la ben più amata e condivisa Bella Ciao. Un’uscita per molti capace di svilire ogni appello all’unità interna e di rendere in maniera evidente l’impossibilità delle due anime del Pd di trovare il punto di fusione tanto ricercato da Veltroni, oggi stabilmente posizionato nel ruolo di padre nobile. Un tempo culla dei D’Alema e dei Bersani, il Pd ravennate rispolvera senza timore simboli e rivendica le proprie radici. Ma dalla rete partono subito malumori e critiche.

Simboli e mugugni
Per il partito dagli eterni dissidi interni che in poche settimane è passato da un’opposizione opaca alla maggioranza di governo con ministri di peso, un commissario europeo e un segretario acclamato, quella del governo giallorosso è di un’occasione unica, senza possibilità di errori. Zingaretti esce fra applausi e abbracci ma in tanti sui social aprono il dibattito: intonare Bandiera rossa è inopportuno, divisivo, antistorico, estraneo al Pd. Questi i commenti più ricorrenti fra gli scontenti di marca renziana come la consigliera Emanuela Rontini che scrive: «non ho gradito l’intonazione di Bandiera Rossa prima dell’intervento di Zingaretti, che poteva ricordarsi di citare chi ci ha consentito di misurarci nuovamente con l’esperienza di Governo. Ora al lavoro, a servizio del Paese». Nei post c’è aria di smobilitazione, c’è chi contesta anche il rosso del fondale, troppo Ds e profetizza prossime fuoriuscite. Ma la contrarietà sale anche fra figure come Mara Cavallari un tempo personaggio di spicco del partito ravennate. «Peccato il segretario non abbia speso due parole per spiegare che “Bandiera rossa” non è né può essere la colonna sonora per costruire questo futuro. Capisco che non sia facile andar contro il sentimento di una parte del tuo popolo. Ma la differenza fra un segretario e un leader sta tutta qui». L’operazione nostalgia non piace insomma a molti un tempo iscritti al Pci di Berlinguer che temono regressioni.

Il messaggio
Convitato di pietra, Renzi non viene mai nominato nel comizio conclusivo, anche se il sindaco Michele De Pascale fa partire dallo stesso palco un messaggio forte e chiaro: «Noi amministratori siamo a disposizione con umiltà in questa fase difficile che Nicola Zingaretti ha gestito con generosità, coraggio e altruismo, perché noi non saremo mai il partito di un uomo solo e non tollereremo che per gli interessi personali, per gli egoismi si mettano a rischio gli interessi della nostra comunità». Intanto la stampa nazionale di parte ricama sul ritorno dei comunisti. Rimane sullo sfondo l’appello del presidente della Regione Stefano Bonaccini che ha davanti la sfida delle elezioni con l’avversario vero, la Lega, e implora: non litigate e datemi una mano per vincere perché da soli nessuno può farcela.

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