Zona rossa. La psicologa: “Ascoltate il disagio dei vostri figli”

«I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati». Questo, secondo la psicoanalista riminese Cinzia Carnevali, il caposaldo cui tenere fede nel rapporto con gli adolescenti “intrappolati” tra le restrizioni del Covid-19. Nella quotidianità ristretta tra le mura della camera da letto i più giovani sono costretti a far fronte a una realtà fatta di assenze e solitudine. I rischi, secondo la psicoanalista afferente alla Società italiana di psicoanalisi, sono quelli di compromettere «lo sviluppo del sé, che passa inevitabilmente dal rapporto con l’altro, oggi quasi impossibile».

Quali sono i maggiori disagi avvertiti dagli adolescenti?

«Il senso di smarrimento legato alla mancanza di punti di riferimento, la depressione, lo stato di ansia, che sfocia spesso nella manifestazioni di atteggiamenti di difesa come il diniego della propria sofferenza o comportamenti maniacali. Tra questi la dipendenza eccessiva dalla tecnologia, il tenere gli occhi fissi su dispositivi come il pc o il telefono, che nel tentativo di anestetizzare il dolore finiscono per alterare la percezione della realtà. Ci sono poi i disturbi alimentari, come anoressia e bulimia, che quando tutto viene vissuto come negativo danno sfogo ai disagi nel rifiutare il cibo. Allo stesso modo il senso di vuoto non fronteggiabile si compensa con il cibo, portando allo sviluppo dell’obesità».

Cosa può fare un genitore per aiutare i figli?

«Fare sentire la vicinanza, mantenendo una relazione con loro che parta dall’ascolto, e focalizzare l’attenzione sulle piccole cose che possono renderli felici, anche cose semplici come una passeggiata. Poi è importante non avere un atteggiamento colpevolizzante verso di loro, non far loro pesare le necessità e le urgenze legate proprio alla giovane età. Alcuni adulti lo fanno e questo crea nei ragazzi grande frustrazione».

Quali sono le cicatrici si porteranno addosso?

«Un rallentamento nella conoscenza del sé e difficoltà nella capacità di progettare insieme ad altre persone, insieme agli altri. Vivere chiusi in camera a 18 anni significa non avere occasione di fare esperienza della trasgressione delle regole, di avviare il processo di identificazione con i genitori e di aprirsi alla sessualità, che è vita».

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