CESENA. Un intervento flash, ma carico di energia e appassionato quello che ieri il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti ha regalato alla platea gremita (al netto del distanziamento d’ordinanza) dell’arena dibattiti della Festa dell’Unità di Sant’Egidio.
Sul palco con lui c’erano anche il segretario territoriale Fabrizio Landi, a cui è spettato il compito di fare gli onori di casa, e il sindaco di Cesena Enzo Lattuca.
Fare il punto
«Questa è l’occasione – è intervenuto Lattuca in apertura – anche per fare il punto sul nostro partito. Non dobbiamo dimenticare che solo due anni fa eravamo sconfitti e all’angolo, senza relazioni. Vedevamo a rischio la tenuta e la solidità del nostro partito anche in territori come questo. Le amministrative e le regionali sono state elezioni davvero combattute. Poi un anno fa, inaspettatamente e non senza problemi ci siamo trovati ad avere un ruolo di grande responsabilità sul piano nazionale». I dubbi e le preoccupazioni rispetto a quella alleanza con il M5s che fino a poco prima sembrava impossibile, «non si sono del tutti dissolti», ma in questi mesi ha detto Lattuca, «si è rafforzata anche la consapevolezza di quello che avremmo rischiato nell’affrontare questa emergenza con Salvini al governo». L’emergenza non è finita, ha sottolineato il sindaco, ma come Pd «abbiamo anche la necessità di rafforzare la nostra voce e il nostro posizionamento».


Contro le destre
Lo sguardo è rivolto al futuro e alle opportunità da cogliere e lo sa bene anche il segretario Nicola Zingaretti: «Oggi abbiamo l’opportunità di fare scelte che ci consentiranno davvero di lasciare ai giovani un’Italia migliore». Il ruolo del Pd, nel momento storico che sta vivendo il paese «deve essere quello di chi combatte per costruire un’ipotesi di vita e di futuro. Il Pd serve perché deve stare dentro quel conflitto». Una battaglia che ha come contraltare le destre salviniane: «Siamo l’unico partito che ha presentato liste e candidati in tutta Italia ed è competitivo contro le destre. Siamo un partito che combatte e dobbiamo essere consapevoli che non lo facciamo l’Italia sarà peggiore». Una convinzione che Zingaretti dice di aver rafforzato negli ultimi 200 giorni: «Ce lo dice la storia di quei paesi governati dalle destre populiste e nazionaliste che purtroppo hanno le fosse comuni nelle spiagge e ancora non riescono a rialzarsi».
Rilancio europeo
«Se possiamo affrontare le sfide del futuro – ha detto Zingaretti – è perche è abbiamo avuto un governo che da subito e in modo tutt’altro che scontato, ha detto prima la vita delle persone, prima la scienza. Siamo stati la prima democrazia occidentale a fare quello che mai in democrazia era stato fatto». Zingaretti ha rivendicato con forza anche il ruolo del governo italiano nel dare nuovo slancio all’Europa, «quella di Paolo Gentiloni, di David Sassoli, di Von Der Leyen». «Se avessimo avuto al governo quella parte che voleva picconare l’Europa saremmo rimasti soli ad affrontare il Coronavirus. Invece abbiamo combattuto contro l’Europa degli egoismi e così noi oggi affrontiamo la crisi economica e finanziaria con il più grande processo di investimento economico degli ultimi 40 anni». «Non dobbiamo negare i problemi ma darvi una soluzione. Questo è il cuore della differenza tra noi e le destre: loro sono i migliori a cavalcare i problemi degli italiani, noi dobbiamo essere i migliori a risolverli». Recovery plan, Mes, piano Sure sono parte della risposta. Un anno fa… «Abbiamo preso in mano il paese dal governo più euroscettico di tutta l’Europa e chi se non noi ha lavorato per trasformare l’Italia da paese fanalino d’Europa a protagonista del processo di ricollocazione dell’Europa vicina alle persone».
Le priorità
Chiare le priorità: «Al primo posto scuola e università, devono ripartire senza se e senza ma», poi il lavoro e le opportunità da cogliere per investire in infrastrutture e sviluppo, e terza la sanità. «Dobbiamo essere i primi a lottare contro disuguaglianze sociali e per una sanità pubblica, diritto inalienabile. Non è assistenzialismo, è difesa della qualità della vita.
Referendum
Poi prima dei saluti un passaggio sul Referendum: «Noi siamo stati leali, ora deve esserlo tutta la maggioranza: è ora che riparta il cantiere delle riforme».

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