Vulvodinia, colpisce il 15% delle donne: svolta su diagnosi e cura

Sembra arrivare il punto di svolta nella diagnosi e cura di una patologia che affligge una donna su 6. In Italia, infatti, senza considerare i dati sommersi, si stima che circa il 15% della popolazione femminile soffra di vulvodinia, malattia considerata immaginaria fino a pochissimi anni fa. Una problematica invalidante che colpisce un’ampia fascia d’età compresa tra i 14 e i 70 anni e della quale si continua a non parlarne abbastanza. «Fortunatamente, oggi, dopo il Q-Tipe Test, un esame specifico della vulva e una valutazione approfondita del muscolo pelvico, in poco più di mezz’ora siamo in grado di diagnosticare il problema e soprattutto prospettare una terapia alle pazienti, che troppo spesso arrivano da me demotivate e fortemente provate psicologicamente perché sfiduciate dai vani tentativi di cura proposti loro negli anni- spiega la dottoressa Rosanna Palmiotto, che ha dedicato i suoi studi proprio ad approfondire la natura della Vulvodinia, da cui lei stessa è stata affetta da giovanissima e per la quale è considerata una antesignana nelle cure-. È un grande traguardo perché, fino ad ora, questa malattia veniva diagnosticata, in media, con quattro anni e mezzo di ritardo».

Caratterizzata da svariati sintomi come bruciore vaginale, infiammazione frequente e dispareunia, ossia dolore durante il rapporto sessuale, la vulvodinia è una malattia invalidante che compromette la vita personale e affettiva di molte donne. Riconosciuta dalla comunità scientifica come malattia soltanto nel 2003, è stata per anni vissuta dalle donne come una sorta di segreto, un disagio psicofisico silenzioso e privo di soluzione, su cui non vi era alcuna evidenza scientifica.

Una rivoluzione culturale rispetto all’approccio medico alla vulvodinia tratteggia il percorso intrapreso dalla dottoressa Palmiotto. «Il dolore mestruale, così come quello provato nei rapporti sessuali, non può considerarsi normale – sottolinea la ginecologa, che fin dagli Anni 90 ha cercato spasmodicamente di fare luce sul problema femminile, provando a fare rete con i colleghi di tutta Italia-. Oggi, anche grazie all’intervento pubblico di influencer come Giorgia Soleri (che ha dichiaratopubblicamente di essere affetta da vulvodinia), tale patologia ha avuto una eco mediatica rilevante. Ciononostante, sono ancora troppi gli specialisti che tardano nel diagnosticarla, aggravando ulteriormente la condizione delle donne che ne sono colpite».

«Sulle malattie di genere – afferma ancora Palmiotto – c’è ancora troppa chiusura mentale, come dimostra la bassissima presenza di medici specializzati sulla vulvodinia, malattia da cui è però urgente e importante sapere che si può guarire tramite un approccio medico multidisciplinare e personalizzato che coinvolge diverse figure, a seconda dei casi: ginecologo, osteopata, sessuologo, psicologo, posturologo. Le cause di questa patologia possono essere, infatti, molteplici e risalgono quasi sempre all’infanzia: attività fisica che ha contratto il muscolo pelvico, ferite emozionali derivanti da abusi sessuali che hanno generato una chiusura del pavimento pelvico e molte altre situazioni che richiedono cure differenti».

«Mi batterò – conclude l’esperta – affinché le proposte di legge portate in Parlamento tra marzo e aprile inseriscano la vulvodinia nella lista delle malattie croniche e invalidanti riconosciute dal Servizio Sanitario Nazionale».

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