Volontario rapinato da baby gang a Ravenna. Tre minori a processo

RAVENNA. Dovranno rispondere di rapina aggravata e lesioni personali aggravate i tre ragazzi minorenni, tutti ravennati e di età compresa tra i 14 e i 17 anni, che il pomeriggio dello scorso 6 aprile hanno aggredito e pestato un giovane volontario dell’Auser di ritorno dalla consegna a domicilio dei farmaci durante il lockdown, lungo la pista ciclabile a ridosso del parco Teodorico. Identificato, ma al momento irreperibile, il quarto membro della baby gang, che secondo la ricostruzione dei carabinieri del Radiomobile avrebbe partecipato all’agguato costato 25 giorni di prognosi alla vittima. A chiedere il giudizio immediato al Tribunale per i Minorenni è il pm Emiliano Arcelli, e proprio nei giorni scorsi il giudice per le indagini preliminari di Bologna Anna Filocamo ha fissato per inizio luglio la data dell’udienza.

L’agguato
La vittima, secondo quanto denunciato, aveva avuto il sangue freddo di continuare a seguire gli aggressori nonostante le percosse subite, chiamando nel frattempo i carabinieri per comunicare i loro spostamenti. Stava tornando a casa in bicicletta, appena finito il turno per la consegna dei farmaci alle persone assistite dall’associazione. Non avrebbe dovuto incontrare il gruppetto di minorenni, considerato che in quei giorni erano ancora in vigore le rigide disposizioni per contrastare la diffusione del coronavirus. Invece – così aveva riferito agli uomini dell’Arma – era stato accerchiato, buttato giù dalla bici, preso a calci e colpito al torace e al volto, anche con un bastone, e minacciato per giunta con il collo di una bottiglia infranta. Tutto per uno zainetto e uno smartphone.

Uno della banda irreperibile
Alla banda si era presto unito anche il quarto ragazzo, unico straniero del gruppo, che aveva a sua volta infierito. “Cos’è, hai problemi con i miei amici?”. Questa la frase udita dal volontario prima di essere percosso ancora una volta con il tronco. L’accanimento si era interrotto solo alla vista di un passante, il quale, a sua volta avrebbe poi addirittura consigliato al volontario di non rivolgersi alle forze dell’ordine. Cosa che invece il ragazzo aveva immediatamente fatto. Sporco di sangue (soprattutto quello di uno della banda, tagliatosi a sua volta con i cocci di vetro), aveva seguito il gruppo comunicandone gli spostamenti al 112. E quando la pattuglia era arrivata il tentativo di fuga era stato inutile. Solo il quarto complice – anche lui classe 2003 – ce l’aveva fatta. Il suo nome era però venuto fuori durante l’interrogatorio di convalida. Le ricerche per il momento non hanno dato esito.
Ora i legali dei tre imputati – difesi dagli avvocati Lisa Venturi, Roberta Melandri, Tanja Guidone e Alessandro Docimo – avranno ancora pochi giorni per decidere se presentarsi davanti al giudice, o fare richiesta di rito alternativo.

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