Volley donne, la Teodora Ravenna e la leggenda delle ragazze che sapevano solo vincere

«Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta» (Giampiero Boniperti, giocatore e dirigente-simbolo della Juventus). «Vincere non è importante, è l’unica cosa che sappiamo fare» (Teodora Ravenna Volley 1980-1991)

Undici di fila

Tutti in fila, dall’uno all’undici. Per una volta alziamo lo sguardo: non si parla della formazione di una squadra di calcio.

Undici scudetti di fila, record italiano per gli sport di squadra. Nel massimo campionato femminile di volley, quello della Teodora Ravenna fu molto di più di un ciclo vincente, fu l’impero romano d’occidente rielaborato in salsa pallavolistica, con Sergio Guerra nel ruolo di imperatore di un gruppo di ragazze che aleggiano come una leggenda su tutti i muri delle palestre di Ravenna.

Dal 1980 al 1991

Gli undici scudetti arrivarono a Ravenna dal campionato 1980-’81 fino al 1990-’91: si iniziò all’alba dell’epoca dei paninari, si chiuse al culmine del grunge e delle chitarre dei gruppi culto provenienti da Seattle. Nel 1980 tra l’altro il Festival di Sanremo lo vinse Toto Cutugno con “Solo noi”, brano dal titolo piuttosto profetico che le ragazze della Teodora decisero di prendere alla lettera. Solo noi. Solo loro. Un dominio durato undici anni fino al 1991, anno in cui per la cronaca a Sanremo trionfò “Se stiamo insieme” di Riccardo Cocciante, uno che nel volley difficilmente avrebbe sfondato, a meno di saltare un metro e mezzo da fermo.

Questa striscia bulgara di vittorie giunge alla sua “Cima Coppi” il 18 maggio 1991: Ravenna vince 3-0 garaquattro contro l’Imet Perugia (parziali (15-11, 15-11, 15-8) e conquista il suo undicesimo titolo. Il ciclo è ormai al tramonto, ma dà l’ultima pennellata a un monocolore bulgaro senza precedenti: più che una bacheca per i trofei, qui servirebbe una sede nuova, perché i trofei non ci stanno più.

Mentalità

In mezzo a quella vendemmia di scudetti, Sergio Guerra era il capo in panchina, mentre l’alzatrice Manuela Benelli era la leader in campo, una delle tanti ravennati di quel ciclo unico insieme a Patrizia Prati e Lilly Bernardi, tutte ragazze con all’attivo un 11/11 nel rapporto tra campionati e scudetti.

Oggi Manuela Benelli quando apre l’album dei ricordi è netta e precisa, come quando alzava il pallone: «Una parola per descrivere quella squadra? Irripetibile. Nessuno poteva essere come noi in quegli anni, e non parlo solo del valore tecnico, che era indiscutibile. Parlo soprattutto dell’alchimia del gruppo, quella unione magica che si crea tra dirigenti, staff, squadra. Una unione che ti porta a vincere, vincere sempre, vincere ancora. Non ci sarà mai più una squadra così».

Un dominio del genere era programmato? «Io arrivai proprio nel 1980, quando la Teodora mi acquistò da un’altra società ravennate. Ricordo ancora le parole che Guerra usò per convincermi ad andare con loro: “Se vieni con noi, vinciamo lo scudetto”. Pensavo fosse matto, invece aveva ragione lui».

Solo vincere

Gli archivi della rete aiutano a rispolverare numeri da dittatura. Tra il 15 marzo 1985 e l’8 dicembre 1987, la Teodora riuscì ad infilare 72 vittorie consecutive. Nel 1982, Messina venne sconfitta rimanendo a zero, ovvero 3-0 e parziali 15-0, 15-0, 15-0. Come nel rugby, ti rispetto dando il massimo e senza regalarti nulla e in quegli anni il rispetto della Teodora era il rispetto di un carro armato che ti parcheggia nel giardino di casa. E mica lo facevano per cattiveria: sapevano fare solo quello. Vincere sempre. Vincere ancora.

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