Volley donne, Bleuline in B1: per Morolli è una festa in famiglia

«Una squadra che è come una famiglia: la mia». È un Luigi Morolli decisamente in forma e in vena di battute quello che festeggia l’ennesima promozione della sua carriera ottenuta sulla panchina della Bleuline Forlì, salita sabato sera in serie B1 femminile dopo il successo bis contro il Porto San Giorgio nella finale play-off. Lui in panchina, le figlie Cecilia ed Elisa in campo, la moglie Doria Carnesecchi come assistente nello staff tecnico. «Non ho riferimenti storici ma non credo sia mai capitata una cosa del genere: quattro persone della stessa famiglia coinvolte direttamente in un progetto che va a buon fine. Quando è finita la partita l’ho fatto notare alle mie figlie: non capiterà tante volte che tutti possiamo festeggiare un traguardo del genere e questo ci deve rendere ancora più orgogliosi e felici».

Una stagione breve ma molto intensa, quella della Bleuline, nella quale Morolli ha capito ben presto che si poteva ottenere il massimo. «Ci siamo resi conto che il nostro livello era piuttosto alto e che la promozione poteva dipendere più da noi che dagli altri. Ammetto che la presenza in campo di Elisa mi ha aiutato. Lei si è praticamente gestita da sola, ha oliato costantemente i meccanismi di squadra e ha permesso a me di concentrarmi sulle altre componenti della squadra. Abbiamo dovuto fare a meno di Sopranzetti che era un punto fermo, abbiamo puntato in banda su Gallo che veniva dalla C e su Cecilia, mia figlia, che lo scorso anno giocava libero, al centro su Bacchilega che ha 17 anni, su un libero che veniva dalla serie C e sulla quale Doria ha fatto un lavoro specifico di altissimo livello. Potevamo fare benissimo e malissimo: abbiamo preso la strada giusta e l’abbiamo percorsa fino in fondo. Ringrazio anche il mio secondo, Mirko Mancini che è stato prezioso».

Da una parte giocare a porte chiuse non è stato bello ma dall’altra Morolli spiega perché è stato un vantaggio. «Per una squadra giovane come la nostra giocare senza condizionamenti è stato meglio che affrontare le partite con il pubblico che avrebbe potuto mettere pressione, soprattutto quando le partite erano importanti. Detto questo mi piacerebbe restare per poter fare bene anche con i tifosi. Ancora non ho parlato del prossimo anno con i dirigenti ma se loro saranno d’accordo, io sono pronto a restare, magari con la famiglia: aprendo un bed and breakfast a Forlì così risparmiamo sui viaggi».

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