Volley A2, la Consar ha scelto il palleggiatore: Coscione

Dopo l’annus orribilis di una retrocessione non solo annunciata ma clamorosamente scontata, al nuovo corso della Consar servono punti fermi, affidabili e di personalità, per restituire alla piazza quella passione che non è mai mancata. Le prospettive ci sono, a partire da quella di tornare a riempire il Pala Costa con l’entusiasmo e del tifo che a partire dai mitici anni Settanta non è mai mancato. I risultati arriveranno, a patto di tenere la barra a dritta e fare le cose nel modo giusto. Il primo passo è stato fatto col ritorno di Marco Bonitta, perché il credito di cui gode oltre i confini ravennati è un vantaggio non indifferente per ricostruire tutto a livello di prima squadra, visto che il settore giovanile continua a rappresentare un vanto da tempo. Ora, quindi, è in costruzione un roster nuovo di zecca nel quale saranno mixati giocatori esperti e giovani talenti: nella seconda schiera ci sono Bovolenta (punto fermo per mille buoni motivi, a cominciare dal grande talento prima che dalla suggestione) e Orioli, nella prima si conta di piazzare Stefano Mengozzi (un lusso in A2) ed è in arrivo Manuel Coscione.

Regia doc

Coscione, classe 1980, ha esperienza da vendere a tutti i livelli e per questo è stato scelto per guidare la nuova Consar. L’accordo tra le parti è già pronto e Coscione resterà in A2 dopo la metà stagione 2021/22 giocata a Cantù ma soprattutto dopo aver pilotato l’anno prima Taranto alla promozione nella massima serie (insieme a Goi, candidato a restare a Ravenna). Dal 2000 al 2018, invece, il prossimo regista della Consar ha giocato ininterrottamente in A1 (501 presenze), passando poi all’Arago de Sete prima di rientrare in Italia, prima a Calci poi a Taranto e appunto a Cantù. Se Coscione è vicinissimo, il sogno è riportare a casa Stefano Mengozzi per farne leader e capitano dell’ennesima ripartenza. Certo, ammirando le prove del centrale nella finale-scudetto non sembrerebbe semplice ma a questo punto si parla soprattutto di una scelta di vita e, con il cuore in mano, non appare la classica missione impossibile.

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