Vivere nella natura da pastore

Aumentare la sensibilizzazione e la conoscenza di zootecnia, agricoltura e protezione della natura. Questo è l’obiettivo di un’iniziativa realizzata nel Parco nazionale delle Foreste casentinesi, Monte Falterona e Campigna che è stata realizzata in collaborazione con l’associazione Difesattiva.

Il progetto si chiama “Volontari attivi nel Pnfc”, e approfitta dell’impegno di chi, tutti i giorni, vive a contatto con la natura per tutelare i presidi della biodiversità dello stesso parco nazionale. Il volontario potrà lavorare direttamente nell’azienda zootecnica e conoscere, così, anche i segreti di una vita più green e del mondo della pastorizia. Il modulo di candidatura scadrà il prossimo 20 maggio. «L’iniziativa prende origine da un altro progetto già conosciuto nel Nord Italia che è Pastours – spiega Luisa Vielmi, naturalista dell’associazione Difesattiva – Il pastore vive la natura a 360 gradi. Con questa iniziativa si attiva un processo di condivisione e i volontari imparano davvero tanto».

Difesattiva è nata nel 2017 per volontà di alcuni pastori. Tutto parte dalla Maremma, a Castellazzara, e poi cresce in diversi angoli d’Italia. Un ruolo centrale nell’iniziativa realizzata nel parco lo hanno i cani da protezione del bestiame. Luisa Vielmi è una co-pastora (una delle poche in Italia) e interviene quando c’è necessità di assistere il pastore proprio per aiutare il cane che guarda il gregge a fare il suo lavoro. «Interveniamo in diversi casi di difficoltà dell’allevatore, per esempio quando inserisce un nuovo cucciolo che ha comportamenti non idonei o quando il cane ritorna in stalla o fa ‘destrutturare’ il branco», racconta.

L’esperienza nel parco delle Foreste Casentinesi è fatta proprio con questo affiancamento, che prima di tutto è culturale e ha il sapore della vita naturale. Oltre a conoscere le meraviglie di questo angolo di Romagna, sarà possibile capire anche, più nel dettaglio, il rapporto tra gli uomini e gli animali e tra animali e animali.

In primis, quello con i cani che sorvegliano greggi e mandrie.

Tra loro, spiega Vielmi, c’è una “magia” che li regola. «I cani da protezione nascono in mezzo al bestiame», precisa.

Ci sono essenzialmente due diversi tipi di cane pastore: i conduttori, quelli che portano il gregge al pascolo e quelli che lo proteggono e che mentre le pecore pascolano in tutta tranquillità sorvegliano e controllano che non ci sia alcun predatore. La dura vita di un cane pastore, spiega la naturalista, «inizia prestissimo e finisce tardissimo.

Non c’è mai un momento di totale fermo. Si addormentano un po’ al pascolo ma c’è anche una sorta di rotazione con gli altri cani, tanto che consigliamo di non avere un solo cane da protezione ma almeno due».

Ma quali sono i nemici degli allevamenti italiani?

«In Italia, nel Sud e Centro, sul podio c’è il lupo, molto furbo e scaltro. Nel Nord, invece, tra i tanti animali ci sono anche gli orsi e lo sciacallo dorato, tornato anche in Emilia-Romagna e in Lombardia».

Un modo in più per conoscere la vita dei pastori, anche in Romagna, è dunque partecipare a questa esperienza. Per candidarsi è possibile visitare il sito del parco, all’indirizzo www.parcoforestecasentinesi.it, e compilare il modulo di iscrizione.

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