Viserbella, il nuovo lungomare spazza via il cordolo della discordia

RIMINI. Non sarà stata la pista ciclabile più contestata del mondo, ma quella striscia di asfalto ricavata sul lungomare di Viserbella, negli anni è diventata a torto o a ragione, il simbolo delle “cose come non andrebbero fatte”. A partire dalla sua collocazione: sul lato monte della carreggiata, davanti a case, negozi e pubblici esercizi, alla intersezione con decine e decine di strade, tanto da rendere pericolosa la coabitazione fra pedoni, ciclisti e vetture che si immettono sulla panoramica.

Cosa è successo di nuovo? Poco e tutto. Con l’apertura dei nuovi cantieri, quelli che regaleranno un lungomare nuovo da Torre Pedrera a Rivabella, la riqualificazione parente stretta del Parco del mare come “effetto collaterale” si porta dietro la cancellazione della pista ciclabile di Viserbella e l’abbattimento del cordolo fra i più contestati della storia cittadina. Alcuni tratti sono già stati abbattuti, il resto con l’avanzamento dei lavori. Al suo posto il Comune offre una passeggiata lunga 6,3 chilometri (da Torre Pedrera a Rivabella), percorsi pedonali e ciclabili, spazi di aggregazione, nuovi arredi e illuminazione.

La storia

Le cronache cittadine narrano di una riunione di quartiere conclusa alle due di notte (era il 27 settembre 2004) con l’approvazione della pista ciclabile. Quelli che non erano d’accordo contestarono l’opera spiegando che gli abitanti della frazione chiedevano un arredo urbano e maggiore sicurezza, la risposta fu quella strada protetta a due direzione con un cordolo largo 50 centimetri e alto 20, posizionata sul lato a monte dove in soli 600 metri erano state contate 32 interruzioni. Ai balconi e ai cancelli delle case e della attività, in seguito spuntarono cartelli, lenzuoli e manifesti di protesta. Una delle parole più usate fu «vergogna».

La protesta

L’infrastruttura fu più volte protagonista di interrogazioni in consiglio comunale, anche perché in quegli anni ci fu chi andò a sbattere sul cordolo e morì. Da Viserbella, quindi, vennero chieste segnaletiche più chiare e un catarifrangente sul “muretto” di confine per renderlo visibile nelle ore notturne. La possibilità di spostarlo o rimuoverlo, finì anche sul tavolo di una delle prime giunte convocate dal sindaco Alberto Ravaioli, dato che era diventata una promessa da campagna elettorale.

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