Viserba, richiedente asilo aggredisce passante e si firma Matteo Salvini

RIMINI. Aggredisce senza motivo con una catena una signora in bici e poi, una volta chiamato a rendere conto del fatto, si fa beffe della giustizia italiana che non prevede la possibilità di espellerlo né di tenerlo dentro, firmandosi “Matteo Salvini”. Protagonista della vicenda è Malam Danfa, richiedente asilo dal 2015 in Italia, nato in Guinea Bissau dove vive il resto della sua famiglia. Il giovane venerdì alle 15,30 in via Sacramora ha incrociato una donna di 62 anni in bici, sulla ciclabile, e in preda a un raptus al quale non ha dato una spiegazione, le ha sferrato con tutta la forza un colpo con la catena di ferro che aveva tra le mani. La ciclista in transito, raggiunta in pieno petto dalla “frustata”, ha avvertito un dolore fortissimo, si è sentita mancare il respiro e ha perso l’equilibrio. Non è finita distesa sull’asfalto solo perché ha avuto la prontezza di riflessi di mettere un piede a terra, e poi una mano, accusando così il contraccolpo, ma senza cadere rovinosamente. Mentre lei era piegata in due, sotto choc a farsi domande senza risposta, lo straniero, come niente fosse, ha proseguito la propria passeggiata nella direzione opposta. Alcuni testimoni che hanno assistito alla scena sono intervenuti, l’hanno bloccato senza che lui abbia opposto resistenza, e l’hanno consegnato ai poliziotti di una Volante che stavano pattugliando la zona.

Il giovane non aveva mai visto prima la signora, originaria di Novafeltria e residente a Rimini né ha avuto qualcosa da ridire quando l’ha casualmente incrociata e colpita: la prognosi per l’“escoriazione all’emitorace sinistro” (secondo quanto recita il referto del pronto soccorso) è di sette giorni. Accusato di lesioni aggravate (dai futili motivi e dall’arma: una catena di 70 centimetri con un lucchetto), ieri mattina è comparso davanti al giudice Raffaella Ceccarelli e al pm onorario Leonardo Berardi. Non ha dato spiegazioni, limitandosi a sorridere o a scherzare. Di certo ha creduto di essere divertente quando ha firmato la richiesta di gratuito patrocinio con il nome “Matteo Salvini” (era difeso dall’avvocato Carmine Di Berardino). Grazie al suo status non può essere espulso e il tipo di reato contestato non consente di tenerlo agli arresti. Così, dopo aver patteggiato la pena di un anno e quattro mesi, ha salutato tutti ed è tornato libero con il solo divieto di dimora in provincia di Rimini. C’è solo da sperare di non tornare a sentire parlare di lui.

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