Le ambulanze intervenute nei giorni scorsi per il trasferimento dei pazienti alla casa protetta Baccarini di Russi (foto Massimo Fiorentini)

RUSSI. Video visibili ma improvvisamente oscurati da parte della direzione della casa protetta Baccarini per ragioni di privacy hanno sollevato un polverone “social” a Russi, alimentato anche da post di spiegazione e commento che qualcuno, come Andrea Flamigni, capogruppo della Lega per Russi, ha letto come un tentativo di coprire possibili lacune. Il riferimento era a una frase con cui la sindaca Valentina Palli spiegava ad una utente di facebook (che aveva chiesto le ragioni per cui i filmati non fossero più visibili) che i fotogrammi “non erano stati cancellati ma messi in modalità protetta per evitare che i giornalisti potessero estrapolare alcune parti”. Apriti cielo. In men che non si dica, la questione è diventata oggetto di diatriba tra dubbi, illazioni e sospetti, subito smentiti dalla prima cittadina che, interpellata dal Corriere Romagna sull’argomento, ha spiegato che «quella frase riportava quanto mi era stato spiegato dalla direttrice della struttura e va collegata ai commenti precedenti nei quali, dopo che era stata prospettata quella situazione, avevo scritto rispondendo che mi sarei sincerata di verificare con la direzione il motivo». Il solo fatto che qualcuno possa aver pensato che il Comune abbia cercato di coprire o insabbiare qualcosa manda su tutte le furie la sindaca che, spiega, «sin dal primo momento in cui è emerso il focolaio alla casa protetta Baccarini ho detto che dal punto di vista comunicativo occorreva spiegare tutto con la massima trasparenza. Anzi, ho usato questa espressione: trasparenza al 1000%. Con quella frase mi sono solo limitata a riferire quello che la direzione della struttura mi aveva spiegato: il timore dei vertici era che quelle immagini che ritraevano pazienti malati potessero essere usate per scopi diversi da quelli per le quali erano state realizzate, ovvero consentire alle famiglie di mantenere un contatto anche solo visivo con i propri parenti. E io, pur comprendendo lo scrupolo, ho suggerito di renderli nuovamente visibili invitando la direzione a farsi lo scrupolo opposto, intervenendo cioè solo se qualche media privo di deontologia avesse utilizzato quelle immagini in modo improprio».

La genesi
Tutto era partito dopo un post di una parente di uno degli ospiti della casa di riposo. «Mio nonno che da tempo si trova alla Baccarini è purtroppo uno dei pazienti positivi al virus e attualmente ricoverato all’ospedale di Lugo. Volevo scaricare i filmati per avere un suo ricordo, ma quando ho cercato il video non era più visibile. Siccome sono una persona a cui piace la chiarezza, ho cercato di capire cosa fosse successo, non intendevo sollevare un polverone come è accaduto». Ad alimentarlo, anche il riferimento al fatto che in alcune immagini si vedessero operatori con la mascherina ma non con i guanti vicini ai degenti. «Io posso rispondere per il Comune di Russi, non per altri enti con propria responsabilità giudiridica che si occupano della gestione della struttura (in questo caso l’Asp, ndr). Dal punto di vista umano capisco e comprendo l’ansia e le preoccupazioni dei familiari dei degenti, ma non è l’Amministrazione ad aver realizzato i filmati o ad aver scattato le foto all’interno. Credo che a contribuire ad alimentare la polemica sia stata l’emotività del momento. Io tra l’altro quel video non l’ho neppure visto. Mi sono solo attivata in seguito alla richiesta per capire cosa fosse successo». Nessun intento di coprire alcunché quindi. «A maggior ragione perché come sindaco non ho nulla da celare. So che con il blocco alle visite esterne la direzione ha postato video e foto da trasmettere alle famiglie dei degenti. Quando mi è stata data la risposta mi sono limitata a riferirla, tutto qui. Se si guardano i commenti precedenti appare evidente. E diventa ancor più evidente che nessuno ha voluto coprire nulla considerando che ci sono numerosi altri filmati caricati sul profilo dei gestori della “Baccarini”. Fossero stati cancellati sarebbe stato grave, sono la prima ad averlo pensato. Averli messi in modalità protetta nel timore di un utilizzo improprio forse è stato uno scrupolo eccessivo. E proprio perché so che il codice deontologico impone ai giornali canoni precisi ho sottolineato che a mio avviso sarebbe stato opportuno renderli nuovamente visibili senza privacy. Quella frase che ha suscitato tanto clamore, era solo un riportato».

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