Virus, cambia la spesa dei ravennati: razzia di farine e burro

RAVENNA. Li hanno chiamati rispettivamente effetto “stock”, effetto “prevenzione e salute” ed effetto “resto a casa”, che tradotto stanno a identificare la ratio dietro le tipologie di prodotti acquistati dai cittadini ai tempi del Coronavirus. Una spesa insolita, dove, stando ai dati registrati da Nielsen, il troppo non è mai abbastanza. Tanto che la Coldiretti di Ravenna non ha remore nel definirla «una spesa di guerra», dato che si sono raggiunti picchi nel ramo dei beni primari che si erano visti solo ai tempi dell’ultimo conflitto mondiale.
La settimana presa in considerazione da Nielsen – che traccia una fotografia applicabile a tutte le province italiane – è quella che va da lunedì 16 a domenica 22 marzo. Secondo la multinazionale, anche a Ravenna con l’emergenza si è tornati a comprare prima di tutto i prodotti base, che si esplicano appunto nell’effetto “stock”. In questo caso le crescite maggiori sono risultate quelle di: farina (+186%), uova di gallina (+53,7%), latte (+34%), burro (+79,7%), conserve rosse (+50,8%), pasta (+22%), riso (+37,9) e caffè (+21,5%).
Passando a cosa finisce nel carrello dei ravennati per via dell’effetto “resto a casa”, le crescite maggiori nell’ultima settimana hanno riguardato: pizza surgelata (+45,7%), vino (+12,4%), affettati (+28,1%), mozzarelle (+44,6%), würstel (+44,2%), gelati (+21,5%), creme spalmabili e marmellate (+61,3%), camomilla (+76,3%) e lievito (+70%).

Tutti in cucina
Basta dare una scorsa veloce a cosa finisce in quantità dentro i carrelli, dunque, per capire come la cucina stia diventato il cuore pulsante della casa in questi giorni di isolamento. Luogo della convivialità per eccellenza, ora riunirsi attorno ai fornelli sta diventato una specie di passatempo. Se guardiamo agli incrementi esponenziali di farina, uova, latte, burro e lievito viene da pensare che i ravennati trascorrano parte delle loro giornate a produrre pasta fatta in casa e dolci. Tanto è vero che i dati di Nielsen sui prodotti più venduti nella settimana appena passata, combaciano quasi perfettamente con quelli di Coldiretti relativi alla settimana da lunedì 8 marzo a domani 15, dove sono stati registrati aumenti consistenti per quanto riguarda i beni primari e quelli a lunga conservazione, come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano (+38%), il tonno sott’olio (+34%) e i salumi (+22%). «Il risultato – commentano dall’ufficio regionale di Coldiretti – è che in 4 famiglie su dieci sono state ammassate scorte di prodotti alimentari e bevande per il timore ingiustificato di non trovali più disponibili sugli scaffali. Un comportamento irrazionale che oltre a costringere a pericolose file mette sotto pressione tutta la filiera dell’alimentare».

Salute
A questi numeri si aggiungono infine quelli del cosiddetto effetto “prevenzione e salute”. In questo caso, rispetto al fatturato generato, le crescite maggiori secondo le elaborazioni di Nielsen sono su: guanti (+263,7%), carta igienica (+28,4%), detergenti per superfici (+56,4%), candeggina (+87,6%), sapone per le mani (+73,8%), alcol denaturato (+116,4%), salviette umidificate (+68,6%) e termometri (+45,9%). Tracollo verticale invece per il settore make-up (-70%), profumeria (-63,6%) e cura del viso (-41,1%).

No alle speculazioni
Nonostante la crescita esponenziale di alcuni prodotti, tutta la filiera dell’alimentare si è però impegnata a non speculare sul cibo che finisce in tavola. A partire dai tutti i marchi della grande distribuzione. Coop in particolare ha annunciato una politica di prezzi congelati per due mesi, dunque fino al 31 maggio. Inoltre Coop fa anche sapere che ha deciso di proseguire con le domeniche di chiusura, che andranno avanti fino al 12 aprile compreso.

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