Virginia Mori e la passione per Gianni Rodari

INTERVISTA ALLA DISEGNATRICE DI CATTOLICA

RIMINI. Un omaggio al grande educatore, un modo per farlo rivivere nei cuori dei giovanissimi lettori, un regalo per raccontare e interpretare il più grande autore italiano per ragazzi. Con questo intento la Einaudi Ragazzi ha pubblicato “100 Gianni Rodari”, una raccolta ove numerosi illustratori, tra i migliori al mondo, si sono riuniti per celebrare e diffondere i contenuti rivoluzionari della poetica dello scrittore. Nato a Omegna nel 1920 e scomparso a Roma nel 1980, ha ottenuto un enorme successo di pubblico e di critica, ottenendo diversi riconoscimenti, fra cui il prestigioso Premio Hans Christian Andersen del 1970, considerato il Nobel della letteratura per l’infanzia.

A pochi mesi dal centenario dalla nascita di Rodari, che cadrà ufficialmente il prossimo 23 ottobre 2020 – e nel contesto delle diversificate iniziative che editori, scuole, centri di formazione, enti e festival hanno organizzato per festeggiare questa ricorrenza così significativa nel panorama culturale italiano e non solo – il volume regala ai giovani lettori (e a quelli meno giovani) cento diverse favole e filastrocche, illustrate ognuna da un disegnatore che ha scelto un testo e l’ha impreziosito con una tavola capace di interpretarlo e farlo rivivere, regalando emozioni intense.

Tra i cento diversi illustratori italiani e stranieri che hanno partecipato alla pubblicazione rodariana, atta a moltiplicare la circolazione delle storie e dell’opera rivoluzionaria dell’autore de la “Grammatica della fantasia”, divenuta dal lontano 1973, un punto di riferimento per quanti si occupano di educazione alla lettura e di letteratura per l’infanzia, spicca il nome della cattolichina Virginia Mori (classe ’81).

Mori, da dove nasce il suo amore per il mondo della figuratività e perché ha scelto di declinare questa sua passione scegliendo il contesto dell’illustrazione editoriale?

«Disegno da quando ero bambina, il disegno è una cosa che è cresciuta con me in modo naturale, il passaggio al mondo lavorativo non è stato immediato: piano piano, probabilmente grazie anche al digitale e all’avvento di internet, le opportunità in questo settore sono aumentate. Mi interessa confrontarmi con testi e articoli differenti per trovare nuovi modi di rappresentazione e spingermi così oltre i comuni temi che affronterei solitamente. In quest’ottica, l’illustrazione editoriale è stata una scelta che si inserisce nel mio bisogno di nuovi contesti e orizzonti, ma costituisce solo una parte del mio lavoro, ove mi piace spaziare, passando dall’animazione, alle gallerie d’arte, alla pubblicità: ciò che prediligo del disegno è proprio la sua versatilità e il suo essere trasversale a più ambiti».

Lo scrittore affermava: «“Tutti gli usi della parola a tutti” mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo». Questo tributo editoriale è in grado di sottolineare la grande attualità e la portata educativa dell’opera di Rodari. Quale significato ha avuto per lei la possibilità di poter partecipare?

«È stato un grandissimo onore illustrare questo autore che ha accompagnato tutta la mia infanzia e per questo devo ringraziare mia madre che mi ha sempre letto e regalato i suoi libri».

Nei testi di Rodari presenti in questa raccolta l’autore evidenzia con un tratto giocoso e delicato i suoi messaggi, ritrasformandoli in un modo quasi unico che lo caratterizza e lo ha reso famoso. Lei ha prestato la sua matita per “Il prato”, la filastrocca pubblicata la prima volta nel 1977 nella raccolta “Ci vuole un fiore” e divenuta la n. 57 della collezione dedicata al grande “profeta della fantasia”. Che cosa ha cercato di comunicare con le illustrazioni che gli ha dedicato?

«La filastrocca racconta lo stupore innocente che si prova innanzi alla bellezza di un semplice accostamento cromatico o di forme, un mare di verde e un uovo bianco, una perfezione di cui solo la Natura è capace. Rodari è in grado di descrivere questa meraviglia in modo minimalista, ironico ed essenziale. Nella mia illustrazione ho dunque cercato di riprodurre tale contrasto cromatico, aiutandomi con un’idea surrealista per sottolineare lo stupore e l’ironia, data nella filastrocca dall’apparentemente semplice ripetizione di parole: mi sono immaginata così una piccola animazione visiva e, mentre leggevo l’espressione “uovo bianco bianco bianco”, nella mia testa visualizzavo l’espansione di questa forma. Le favole di Rodari sono estremamente sottili e intelligenti e – pur rimanendo semplici ed essenziali – descrivono in maniera leggera tutti i lati dell’animo umano, anche i più complessi, raccontando con allegria tutte le verità, comprese le più spietate. Le sue metafore, mai banali, continuano a trasmettere messaggi universali, utilissimi ai bambini e agli adulti senza distinzioni».

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