Violenza sessuale a Rimini, tre commesse denunciano responsabile negozio d’abbigliamento

RIMINI. «Se vuoi che ti rinnovi il contratto in prossima scadenza vieni in bagno con me, io faccio un favore a te e tu fai un favore a me». «Vieni in bagno a farmi…. altrimenti non ti rinnovo il contratto». Sono due delle tante avance-minacce rivolte dall’unico commesso uomo di un negozio d’abbigliamento di un centro commerciale del Riminese a tre giovani colleghe, che sebbene bisognose di lavorare, esasperate dalla situazione, hanno deciso di fuggire da quel vero e proprio incubo. Lo hanno fatto dopo aver confrontato le loro storie, una mattina di qualche settimana fa, presentandosi assieme alla questura di Rimini per denunciarlo.

Ora il nome del responsabile del negozio è iscritto nel registro degli indagati della procura della Repubblica. L’ipotesi di reato contestata è violenza sessuale aggravata. Guai potrebbero arrivare anche al responsabile centrale della catena di negozi che non avrebbe preso provvedimenti di nessun tipo nei confronti del dipendente nonostante le segnalazioni fatte da due delle tre commesse molestate.
Incubo durato mesi

Hanno tenuto duro più che hanno potuto le ragazze di 21, 24 e 28 anni (tutte devono ancora festeggiare il compleanno). E proprio la consapevolezza del loro bisogno di lavorare ha armato il maniaco, un uomo di 52 anni. Per la più giovane, l’incubo è iniziato a metà maggio del 2019. La ragazza racconta che fin da subito il datore di lavoro ha iniziato subito a parlare esplicitamente di sesso e ad allungare le mani: palpamenti dei glutei, abbracci alle spalle con sfregamenti. Tra le richieste anche quella di mettere più spesso la gonna così quando saliva sulla scala avrebbe potuto vedere la biancheria intima che indossava. L’area del registratore cassa e del bagno, i luoghi preferiti dal direttore per le molestie.

Mentre entrava nella toilette, in piena estate, ha cercato di baciarla. Alla seconda vittima, la 24enne, invece, le «attenzioni ossessive a sfondo sessuale» ha provato a metterle in atto, per esempio, cercando con forza di entrare in bagno con lei e poi “offrendo” il suo aiuto per aprirle i pantaloni. «Spesso quando sono alla cassa – ha verbalizzato – viene dietro di me, mi abbraccia, mi stringe, strofina il suo pube; le sue mani passano in fretta dai fianchi ai glutei finché non riesco a liberarmi». Una mano smontata da un manichino, glie l’ha messa tra le gambe per simulare un rapporto sessuale. Ancora più “esplicite” «non sai cosa ti perdi», una frase tipo, per quanto riguarda le richieste verbali fatte alla più grande delle commesse anche con messaggi WhatsApp. La giovane donna, nella sua denuncia, ha tenuto a sottolineare come il “collega” sia sempre stato ben attento ad allungare le mani quando in negozio c’erano solo loro. Agguati facilitati anche da un’altra circostanza: il servizio sistema di videosorveglianza non è attivo.

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