«Aiutatemi a ricordare quello che è successo, ero andata in spiaggia per festeggiare la partenza della mia amica, l’unica che conoscevo bene in quel gruppo e poi mi sono ritrovata in ospedale. Voglio fare in modo di ricordare, anche se sarà brutto, è stato tutto molto strano. Non sono abituata a bere, è vero, ma non mi sembrava di avere esagerato così tanto. Non vorrei che dentro alla bottiglia avessero messo dentro qualcosa». Lo stesso choc potrebbe impedire a una delle due ragazzine di quindici anni di diradare la nebbia che avvolge le ore trascorse qualche sera fa in spiaggia. Non ha memoria, almeno finora, dell’accaduto, ma il referto medico parla di lacerazioni intime. E l’intimità, va ricordato, richiede sempre l’esplicito consenso. Lei si è sfogata con il padre, e la famiglia fa quadrato attorno alla giovanissima. A tutelarla adesso c’è anche l’avocato Massimiliano Orrù. «Ha espresso l’intenzione di rivolgersi a uno psicologo». Anche nella famiglia dell’altra ragazzina si vivono forti tensioni. Il sedicenne indagato per violenza sessuale avrebbe confidato a chi gli è vicino di aver bevuto anche lui, quella sera, ma nega di essere stato violento nei confronti delle due amiche. Alcuni dei minori che erano in spiaggia raccontano di averlo visto appartarsi prima con una e poi con l’altra. «Sul collo aveva dei succhiotti». C’è chi descrive dei baci reciproci, chi frasi esplicite e chi ancora vede una delle due avvinghiata con le braccia al collo. È triste che nessuno dei presenti abbia avuto la presenza di spirito per interrompere un qualcosa che era evidentemente viziato da un contesto alcolico. Solo dopo il malore e l’intervento dell’ambulanza si è delineato, in ospedale, il quadro di quanto accaduto su quei lettini, un vuoto nella memoria delle ragazzine.

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