Violenta e perseguita la compagna: arrestato pachistano residente a Imola

Lo scorso maggio ha costretto la sua compagna ad avere un rapporto sessuale con lui, dopo averla minacciata a più riprese. Le minacce sono proseguite anche dopo la denuncia della vittima, nonostante l’uomo, un 32enne pachistano residente a Imola, si trovasse agli arresti domiciliari, e per questo ieri la Squadra mobile di Bologna e il personale del commissariato imolese hanno eseguito nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Bologna per violenza sessuale e atti persecutori. L’indagine, spiega la Questura, è iniziata grazie alla denuncia della vittima, anch’essa pachistana, che lo scorso maggio si è presentata all’Ospedale Maggiore “riferendo di aver subito una violenza sessuale dall’uomo, a casa di quest’ultimo”.

La donna ha raccontato che la loro relazione era nata all’inizio di quest’anno, spiegando che lei “non aveva consumato alcun rapporto sessuale, in quanto la propria religione le imponeva di arrivare illibata al matrimonio”. Il 32enne, però, vedendo respinte le proprie avances, “aveva iniziato a minacciarla, dicendole che avrebbe mostrato alla famiglia di origine della ragazza alcune foto che la ritraevano in compagnia di un altro uomo”, foto che, sebbene non compromettenti, “l’avrebbero messa in serie difficoltà con i familiari”. La ragazza, spaventata dalle minacce dell’uomo, non è riuscita a chiudere la relazione ed è poi stata “costretta a consumare un rapporto sessuale”.

Dalle indagini sono presto emersi “elementi rilevanti” a carico del 32enne, che peraltro non ha mai smesso di perseguitare la compagna, tanto che l’11 giugno era stato arrestato in flagranza nelle vicinanze dell’abitazione della ragazza e si era poi visto applicare, al termine dell’udienza di convalida, la misura degli arresti domiciliari. Neanche questo, però, è bastato per fermarlo. La giovane, infatti, ha continuato a ricevere “messaggi di minaccia da fonti sconosciute, e la casa di suoi parenti in Pakistan è stata colpita da raffiche di colpi di arma da fuoco nella notte fra il 17 ed il 18 luglio”. Dalle ulteriori indagini della Squadra mobile, culminate con l’esecuzione di una perquisizione domiciliare, personale ed informatica il 23 luglio, è emerso che “l’uomo, nonostante il regime degli arresti domiciliari, aveva portato avanti le sue condotte persecutorie servendosi di un profilo social e di un telefono cellulare nascosto all’interno della sua stanza, intrattenendo comunicazioni telefoniche con diverse persone e violando così le prescrizioni imposte dalla misura cautelare a cui era sottoposto”. Visti i risultati della perquisizione la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip l’aggravamento della misura cautelare nei confronti del 32enne, che tra l’altro “non è nuovo a questo genere di comportamenti, visto che nel settembre 2020 si era reso responsabile di atti persecutori, minacce e violenza sessuale nei confronti della donna che frequentava in quel periodo

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