Vino, Giovanni Rosso la magia del Barolo e l’esuberanza dell’Etna

Per Davide Rosso, quando si parla del più nobile dei frutti della terra, non ci possono essere compromessi: «Il vino – dice – deve essere la perfetta copia del suo terroir». Spesso siamo portati a tradurlo genericamente con “terra”, ma dentro la parola terroir c’è molto di più. È l’espressione di quel rapporto quasi magico che lega un vitigno al microclima e alle caratteristiche minerali del suolo in cui è coltivato, determinando poi carattere e unicità del vino prodotto. Ecco allora che la considerazione da cui parte Rosso è in realtà l’espressione stessa della complessità, perché per diventare una “copia perfetta” le uve hanno bisogno di aiuto. La mano esperta e gentile dell’uomo diventa così il mezzo per consentire alla natura di esprimersi senza trattenere nulla, nemmeno il più piccolo profumo, nemmeno il più nascosto dei sapori. Nelle bottiglie dell’azienda Giovanni Rosso si capisce subito che la cura è un valore non negoziabile, ma soprattutto che ciò che beviamo oggi è il punto di arrivo di un percorso che ha radici intrecciate con la storia. Una storia fatta di visione e di voglia di far emergere un territorio che è tra i più invidiati del mondo: le Langhe. Da oltre cento anni la famiglia Rosso è proprietaria dei cru Cerretta, La Serra, Broglio, Meriame, Sorano, Costa bella, Lirano e Damiano. Nel 2001 all’età di 27 anni, Davide, enologo con esperienze importanti in Borgogna, decide di prendere in mano le redini dell’azienda. Una scelta azzardata? Assolutamente no. Le menti più creative sono proprio quelle dei giovani, agli adulti il compito di aiutarli ad esprimere tutto il loro potenziale. Risultato: oggi “Giovanni Rosso” è una delle cantine più interessanti del Barolo, coerente col territorio ma fedele anche a sé stessa, dove la tecnologia viene utilizzata con intelligenza e l’esperienza dell’uomo cammina al fianco della natura senza volerla dominare.

Territorio

La terra nella quale ci troviamo è quella “magica” di Serralunga d’Alba. È qui che l’azienda coltiva tutti i suoi nove prestigiosi cru di Nebbiolo, da cui originano le mille sfumature di un Barolo dallo stile rigoroso e tradizionale, ma dove si legge ben chiara la firma di Davide Rosso. Tra i pendii di Serralunga, tra l’altro, si cela il segreto più prezioso dell’azienda. Una piccolissima particella di appena un ettaro che ha nome “Vigna Rionda”, dove da piante oggi settantenni di Nebbiolo sorgono due autentiche magie: il Nebbiolo e il Barolo “Ester Canale”. Vigna Rionda – che alcuni esperti definiscono la Romanée-Conti del Barolo – merita una pausa per fermarsi a raccontare. Ogni cosa ha avuto inizio con Tommaso Canale e la moglie Esterina, che nel secolo scorso cominciarono ad acquisire alcuni dei più splendidi vigneti di Serralunga, tra cui il gioiello Vigna Rionda. Il secondo dopoguerra interviene però a sconvolgere tutto in questa famiglia piemontese. Il boom economico svuota di colpo le campagne e l’erede Ester Canale si vede costretta a vendere la vigna del cuore, che rimane in famiglia ma non più in mano sua. A guidarla, per anni, ci penserà Tommasino Canale, insegnando ogni segreto di quell’ettaro di terra al nipote Davide Rosso. Nel dicembre del 2010, la prematura scomparsa di Tommasino spariglia ancora una volta le carte. Vigna Rionda passa all’azienda agricola Giovanni Rosso fondata dal marito di Ester. E così, quarant’anni dopo quella difficile scelta, Ester Canale torna a raccogliere le uve delle vigne tra cui camminava da bambina.

Etna

Chi è dotato di visione come Davide Rosso, però, non è capace di fermarsi. Vuole scoprire, evadere, cercare sempre nuovi stimoli. L’opportunità per mettersi di nuovo in gioco arriva nel 2016 con l’acquisto della tenuta etnea presso la frazione Solicchiata di Castiglione di Sicilia. L’azienda sorge pochi chilometri prima di Passopisciaro ai piedi del Montedolce, un piccolo cratere spento che da il nome alla contrada, e dove Giovanni Rosso coltiva i classici Nerello Mascalese e Carricante, da cui originano un Etna Rosso e un Etna Bianco.

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