Vino calabrese, un’arte antica Capoano racconta i vini di Cirò

«Tutto quello che vede qui intorno – mi dice Massimiliano mostrandomi le vigne e l’imponente palazzo baronale – è nato grazie a mio padre. Lui ha posato il primo mattone, ventiquattro anni fa, di questa impresa appassionata che ora io sto portando avanti». Raffaele e Massimiliano, padre e figlio, maestro e allievo, ma soprattutto eredi di una dinastia che è la storia del vino calabrese, quella dei Capoano. Un cognome simbolo di vini di qualità sin dal 1800, quando il Barone Raffaele Capoano (che tra l’altro si legò di fraterna amicizia con Luigi Settembrini) viveva nell’antica domus e spediva scorte di vino niente meno che al Santo Padre. «Fratello – si legge in un’antica lettera custodita negli archivi di famiglia –, ti faccio domanda di quel nettare per sua santità che me ne chiede provvigione».

Una passione vinicola antica, quindi, che affonda le sue radici nella storia di una regione tanto ricca quanto, troppo spesso, non riconosciuta. La terra che fu Magna Grecia, talmente riconosciuta per le sue qualità vitivinicole che a Cirò era stato persino eretto il “Tempo di Apollo Aleo” dedicato al vino, è la casa di questa storica dinastia. È qui che nel 1997 Raffaele, medico chirurgo che a Roma aveva fatto la sua fortuna, diventando assistente del professor Spalloni, medico di Togliatti, inizia ad imbottigliare il “nettare” calabrese che proviene dalla vite. Tradizioni contadine e moderne tecnologie si fondono nella sua idea di prodotto d’eccellenza.

Nuova generazione

Massimiliano, figlio del dottor Raffaele, prende in mano le redini dell’azienda nel 2005, dando un moderno impulso sia alla produzione che alla commercializzazione, pur mantenendo intatto il carattere familiare dell’azienda. «Sono cresciuto in mezzo alle vigne – mi spiega il numero uno dell’azienda vinicola “Baroni Capoano” – e così è nata la mia passione, trasformatasi poi in un lavoro». Dopo il liceo classico, Massimiliano sceglie la strada della laurea in Giurisprudenza, «lasciando però prima di terminare il percorso – prosegue nel racconto il 37enne – per dedicare la mia vita alla promozione e valorizzazione del mio ineguagliabile territorio». «In quegli anni c’erano grandi possibilità per i giovani agricoltori e ancora adesso ritengo ci sia un forte potenziale inespresso nella mia regione. In ogni caso mi sono dato da fare un passo alla volta, partecipando alle fiere, ampliando le etichette e così siamo cresciuti ogni anno». Nel 2008 viene realizzata la prima piccola cantina, poi nel 2016 ne viene costruita una seconda assolutamente all’avanguardia.

L’idea? «Creare vini con un’anima, che rappresentino il territorio rispettandolo. Perché qui, ci tengo a dirlo, lavoriamo in biologico dal primo giorno. Mio padre ci ha sempre creduto e io, come lui, continuo a investire sulla sostenibilità».

Il territorio

La salvaguardia di un territorio parte proprio dalle piccole e grandi azioni intraprese da imprenditori sensibili e rispettosi di ciò che li circonda. «A Cirò abbiamo condizioni assolutamente uniche – dice Massimiliano – e per questo lavoriamo per farle esprimere e conservarle». Situata ai piedi di Cirò superiore, Cirò Marina è al centro di una collina che degrada via via, fino a gettarsi a capofitto nel mar Ionio. Un anfiteatro naturale che in mezz’ora di macchina gode di altitudini che vanno da zero a duemila metri sul livello del mare. «Giorno e notte ci sono correnti d’aria che contrastano l’umidità, il formarsi di muffe nelle vigne e arricchiscono i grappoli di profumi intensi e riconoscibili. Duemila anni fa decisero di piantare qui le viti perché, evidentemente, avevano capito quanto fosse speciale».

Speciale, ma soprattutto di cultura. Qui esiste ancora la figura del “maestro vignaiolo” e ognuno coltiva la propria terra con dedizione. I Capoano hanno 10 ettari di vigneto e altri 20 provenienti da conferitori selezionati, con i quali realizzano circa 200mila bottiglie all’anno tramite le due aziende Baroni Capoano e G&G (quest’ultima dedicata da Massimiliano alle figlie Giovanna e Ginevra e che si concentra sul mercato della gdo).

Diciotto sono le etichette realizzate da questa famiglia del vino, che concentra tutte le sue attenzioni sul Cirò e l’esaltazione dei vitigni autoctoni come Gaglioppo, Magliocco, Greco bianco, Mantonico, a cui si aggiungono gli internazionali. «Il nostro obiettivo è la continua ricerca della qualità, la cura dei dettagli e il controllo maniacale di tutta la filiera. Sono questi gli elementi per la produzione di vini autentici, che siano ambasciatori del made in Italy nel mondo».

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