“Vini ad arte” le nuove annate da ora in cantina e nelle guide

Mentre nelle vigne romagnole la vendemmia è entrata nel vivo, e le guide già stanno andando in stampa per raccontare il panorama enologico che ci attende dai primi di ottobre, “Vini ad Arte”, l’appuntamento del Consorzio Vini di Romagna, si è riproposto in una veste nuova, ovvero itinerante puntando tutto sull’ospitalità della stampa straniera, prettamente scandinava.

Da anteprima a riassunto

Se per parlare di “anteprima” del Sangiovese di questa stagione è tardi (lo slittamento in avanti dell’evento è stato deciso causa Covid), e chi degusta per le guide a luglio di solito ha già ben chiaro quadro e punteggi, la degustazione del 30 agosto scorso è stata quanto meno un buon riassunto di quello che è uscito da poco o esce ora in commercio, con anche qualche sorpresa. Fra le 152 etichette in assaggio (di cui 32 Albana secco e 10 passito, 110 Sangiovese dall’annata bambina 2020 alle riserve 2018 e 17) brillavano alcuni dei nomi di punta dell’enologia romagnola. Ancora una volta ne mancavano però tanti, qualcuno si sapeva già, qualcuno forse si è perso nel dilemma di morettiana memoria “mi si nota di più se vado o se non vado”, e in quel caso però ha perso un’occasione.

L’Albana che ci aspetta

Venendo agli assaggi, partiamo dall’Albana. Con una considerazione sul tempo: su 33 etichette, 24 erano della vendemmia 2020. È vero, ci sono sempre quelli che “nascono pronti”, specie fra i bianchi, però l’Albana il tempo lo teme sempre meno e a volte ne trae giovamento. Comunque, che sia questo il vino che svetterà anche in molti giudizi delle guide di prossima uscita non vi è dubbio: le Albane di oggi sono intelleggibili seppure complesse, con profumi sempre più floreali piuttosto che carichi di frutto, sapide e fresche, arricchite spesso da macerazioni sempre meglio riuscite. L’Imolese si conferma zona più che felice per questo vitigno. Il Gioja di Jacopo Giovannini è intenso, una punta di ossidazione lo caratterizza e non disturba affatto, risulta avvolgente e dinamico insieme. Le “sorelle Tre Monti” Vitalba e Vigna Rocca, da anfora la prima, sono saporite e tanniche, gustose ed emozionanti ancora una volta. Albicocca e fichi più tipici emergono nel riconoscibile Codronchio 2019 di Fattoria Monticino Rosso, che alla botrytis sposa una nota più dolce del solito. Albicocca di casa anche ne I Fondatori de La Merlotta che si difende bene fra i grandi. Dal Faentino, il Corallo Giallo di Gallegati amalgama bene frutto e sapidità, mentre il Bianco di Ceparano di Fattoria Zerbina aggiunge al frutto un’ottima freschezza. Sandrona di Ca’ di Sopra, è albana fruttata e piacevolmente sapida. A Bertinoro svetta il Neblina di Giovanna Madonia, come un morso a un chicco maturo che è anche salato e piacevolissimo, elegante. Potente In Terra di Tenuta La Viola. Pulita, lineare piacevolmente internazionale I Croppi di Celli. Da segnare, le due Albarara di Tenuta Santa Lucia che in alta valle Savio, tira fuori un 2020 dal naso piacevolissimo di fiori bianchi e albicocca e dal Cru 2018 un complesso bianco che va bevuto finché conserva freschezza.

Sangiovese Superiore

Andiamo per annate più che per zone, poiché le rappresentanze risicate di alcune non consentirebbero considerazioni esaustive. La 2020 è stata una buona annata e si sente già. In linea di massima legni assenti o comunque molto meglio gestiti che nel recente passato, lasciano emergere all’olfatto piccoli frutti rossi e leggere “pepature”, più che fruttati densi, che invogliano al sorso che poi si conferma piacevole e spesso più rotondo di quanto ci si aspetterebbe da una giovane età. Per la serie “nati pronti” 2020 partiamo dall’alto delle terre di Modigliana Le Papesse di Villa Papiano hanno i frutti del bosco nei profumi e nel sorso, balsamico ed elegante. Campo di Mezzo della Tre Monti di Imola unisce amarene e pepe, effetto velluto. Vale la pena di parlare a più riprese della zona di Predappio a cominciare dal Sangiovese (Vespa in etichetta) di Noelia Ricci fruttato, fitto, speziato, scattante. La menzione è sempre Predappio ma la zona è l’alta Valbidente per Il Bosco di Pertinello: piccoli frutti e rose, beverino. Dal Faentino il Crepe di Ca’ di Sopra è una certezza, polposo, zero spigolature da giovinezza, vinoso il giusto. Di “giovani riminesi” ne segnaliamo due: I diavoli delle Rocche Malatestiane, rose e viole al naso e buona beva, lo Scabi di San Valentino che recupera freschezza accanto alla morbidezza data dal passaggio in legno.

Fra i superiori del 2019 il panorama si amplia. Predappio si conferma zona di alto interesse. Stefano Berti da Predappio, piazza un Ravaldo da provare, che entra al naso bussando poi esplode in bocca pieno di frutto e spezie, persistente e fresco. Sempre in zona si fa notare il Piero 1904 di Piccolo Brunelli leggere note di appassimento al naso, fresco e lungo. Il Godenza di Noelia Ricci è ricco di frutti rossi e rose leggermente appassite, vellutato e persistente. Il Fermavento da Monte Maggio a Bertinoro di Giovanna Madonia 77 è elegante e convincente; da Castrocaro l’Arlesiana di Poggio della Dogana è fresco di ribes e profumi. Dal Riminese Podere Vecciano si conferma con il Vigna al monte frutto e note erbacee, fitto in bocca.

Riserve 2018

C’è sempre chi quando arriva al capitolo riserve accusa la Romagna di “pesantezza” e a volte esagera. Il mood è cambiato anche in Romagna, il legno è meno e meglio dosato, e c’è da dire che di ottime bottiglie da portare in tavola o da mettersi in cantina ancora per un po’ ce ne sono diverse. Segnaliamo due novità assolute. Villa Papiano ha affittato una vigna a Predappio e fa uscire ora il primo vino, il Pre presentandolo in prima assoluta a questa degustazione. Mano leggera in terra di potenza, al naso unisce visciole, fiori, pepe, è fitto e di buonissima beva insieme. Cristina Geminiani ha presentato invece il nuovo Monografia della sua Fattoria Zerbina (660 bottiglie dai migliori grappoli della miglior vigna dell’annata). È complesso, molto intenso al naso, pieno tannico, un po’ meno lungo di quello che si desidererebbe. Da appuntare: Vigna Ca’ del Rosso Marzeno di Ca’ di Sopra, ricco; I Probi di Villa Papiano, brillante. Calisto di Stefano Berti, divertente velluto; Le Lucciole Chiara Condello, equilibrato; Vigna del generale Fattoria Nicolucci, potente; Dado di Enio Ottaviani, suadente ; Riserva Agello Fattoria del Piccione 2015, interessante.

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