Maria Rosa Bordini e una delle etichette Villa Papiano FOTO MAURO MONTI

Quando nel 2000 Francesco Bordini e i suoi tre fratelli Maria Rosa, che si occupa delle relazioni commerciali, Giampaolo, alla gestione, Enrica, all’amministrazione, hanno avviato la loro cantina, Villa Papiano in quel di Modigliana, valle Ibola, lo hanno fatto mettendosi preventivamente al riparo dai mutamenti climatici, a 500 metri di altitudine. «I capisaldi della vitivinicoltura romagnola, penso alla cantina Castelluccio, proprio a Modigliana, o Nicolucci a Predappio, ci dicevano da tempo dove andare: in alto e sulla marnosa arenacea. In più io volevo coltivare in biologico perciò ho cercato d fin da subito un alleato indispensabile: il bosco. È il bosco che mette le vigne al riparo, per il 90%, da ogni interferenza dell’antropizzazione, ambientale e climatica. Cercavamo roccia e bosco, e per il nostro podere a Modigliana è stato amore a prima vista». Francesco Bordini raccontando l’esperienza di Villa Papiano racconta anche che per tutti gli anni Duemila vendere i suoi vini, sottili, più trasparenti, con un’acidità più importante dei tannini è stato «complesso poi via via le cose sono migliorate. Oggi diciamo che l’avevamo vista giusta». E oggi c’è una novità. «Sì da un paio d’anni ho affittato una vigna anche a Predappio alta. Abbiamo già fatto due vendemmie e credo che uscirà la prima etichetta fra un paio d’anni».
La Romagna attraverso i cru
Villa Papiano, proprio per l’attitudine di Francesco, in Romagna è anche un po’ un laboratorio di idee, da sempre. «Ho sempre cercato di dire che quella è la mia azienda, ma è anche un laboratorio in cui faccio cose sperando di accendere segnali utili alla collettività. Ad esempio dire che la viticoltura si sta spostando verso l’alto per il clima, o che vale la pena ridurre l’uso del legno in cantina. Ora, con l’esperimento che sto facendo con la vigna a Predappio, vorrei dire che i vignaioli non devono più pensare alla viticoltura in modo statico, ovvero io sono nato qui, qui faccio la mia vigna e il mio vino. In pieno stile borgognone o piemontese, non è detto che tutte le tue vigne le devi avere intorno a casa. Cambia il clima e ti serve una vigna più in alto? La vigna va presa più in alto. Anche in Romagna bisogna cominciare a lavorare per cru e mi auguro che mi seguano anche altre aziende. anche se lo so che siamo in Romagna, la nostra è una storia di anarchici… siamo un popolo bellissimo, ma bisogna ammettere che lo spirito di gruppo non è quello dei veneti o dei tedeschi». Bordini crede che solo case history di successo possono smuovere il territorio e far compiere alla Romagna del vino l’atteso balzo in avanti.
Non solo Sangiovese, ma anche Trebbiano
Da due anni a Villa Papiano si punta anche sul Trebbiano. «Anche questa è un’altra faccenda importante, sono convinto che il trebbiano si il maggiore interprete bianco del centro Italia purtroppo è un nome molto difficile da spendere. Essendo neutro o molto delicato dal punto di vista aromatico riesce a far parlare il territorio: se lo coltivi sull’arenaria parla di mare, se lo coltivi nel bosco odora di ginepro. Fuori dai confini romagnoli la chance del Trebbiano è grande, c’è un ritorno di interesse importante. Vale la pena investire e sono anche contento che i grandi gruppi si dedichino al trebbiano per fare spumanti, è anche un modo per differenziare i mestieri, laddove produce molto il trebbiano è una base fantastica per fare bolle, poi si dovrà lasciare ai territori davvero vocati della collina di produrre trebbiani fermi seri, che nella mia idea dovrebbero chiamarsi Trebbiano classico». Quanto al futuro prossimo per ripartire? «Agli artigiani spetta un ruolo per entrare nelle distribuzioni nazionali e una militanza più estesa sul territorio. Poi vaccinarsi prima possibile per ricominciare a prendere aeroplani e andare nel mondo a promuoversi».

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