Vietato il caffè al bancone, la rabbia dei baristi

L’attesa riapertura da domani in zona gialla lascia l’amaro in bocca. La circolare esplicativa del Viminale non consente, infatti, la consumazione al bancone del bar, come invece si auspicavano i gestori. “Fino al 31 maggio – recita il testo del Ministero dell’Interno – relativamente agli esercizi pubblici di somministrazione di alimenti e bevande, il servizio al banco rimarrà possibile in presenza di strutture che consentano la consumazione all’aperto”. Niente caffè in piedi al bancone dentro il bar, quindi.

 “Una beffa” secondo la Fipe baristi Confcommercio di Cesena. “La circolare con cui il Ministero dell’Interno interpreta la possibilità di consumo al banco – sostiene il presidente Angelo Malossi – non dà certo la risposta che chiedono e meritano  bar e locali che si vedono messi ulteriormente in difficoltà proprio nel momento in cui si parla di riapertura”. “La circolare infatti introduce una limitazione ulteriore che non esisteva nel DPCM del 2 marzo _ aggiunge Malossi – con una penalizzante restrizione e ulteriore caos interpretativo. Il consumo al banco, regolato dai protocolli su distanziamento e capienza degli esercizi, permette in molti casi di snellire il servizio evitando assembramenti all’esterno ed è l’unica modalità rimasta di servizio per numerosissime attività che non dispongono di spazi esterni. Oltre alla questione dell’importanza di regole chiare e sensate per garantire l’ordine pubblico e la legalità, vi è anche un tema non secondario di sopravvivenza delle imprese.
“Viene chiamato DL Riaperture – rimarca Malossi  – e  invece si trovano sempre nuovi bizzarri modi per restringere la possibilità alle nostre imprese di lavorare bene. Siamo esausti e i cittadini sempre meno attenti a seguire regole che cambiano senza senso. Secondo l’interpretazione del Ministero dell’Interno, per il bar al 26 aprile le misure restrittive sono addirittura peggiori di quelle che per mesi hanno adottato in zona gialla, perfino quando di vaccini non c’era traccia. Oggi, con oltre 17 milioni di somministrazioni vaccinali e 4 milioni di persone guarite dal Covid, si impedisce di effettuare il consumo al banco e lo si fa con un’interpretazione ministeriale. Una mancanza di rispetto e un nuovo danno per imprese che hanno già pagato un prezzo altissimo per le misure di contenimento della pandemia, senza alcun beneficio evidente sul piano sanitario. Per questo Fipe Confcommercio chiede al più presto un intervento del Mise”.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui