Viaggio nella E45, dove un cantiere è per sempre

In poco più di due anni, tra il 15 febbraio 2019 e il maggio 2021, le questioni della E45 sono state più volte fatte presenti a tre Governi (Conte I, Conte II, Draghi), con la visita sul posto di due ministri, due vice ministri e un sottosegretario, per non parlare degli interventi di Regioni ed enti locali.

La parata dei politici

Il 15 febbraio 2019, a un mese dalla chiusura del viadotto Puleto, arrivò il ministro alle Infrastrutture del governo Conte 1 Danilo Toninelli (5 Stelle) accompagnato dal sottosegretario alla giustizia Jacopo Morrone (Lega), il 10 dicembre arrivò il vice ministro alle infrastrutture Giancarlo Cancelleri (5 Stelle) del governo Conte 2 seguito il 17 gennaio 2020 dalla ministra Paola De Micheli (Pd). Infine il 14 maggio 2021 è arrivato in zona incontrando i sindaci al ristorante La Pieda, all’uscita E45 di Bivio Montegelli, il vice ministro alle infrastrutture del Governo Draghi Alessandro Morelli (Lega). Visite e ricognizioni delle autorità governative sono state quasi sempre accompagnate dalla presenza dei massimi dirigenti Anas con impegni e crono programmi regolarmente mai rispettati.

La viabilità alternativa

Per quel che riguarda il finanziamento dei lavori di ripristino della strada alternativa, la ex 3bis Tiberina, tutti hanno salutato con favore la votazione di un ordine del giorno in Parlamento a fine 2021 che impegna il Governo a stanziare le risorse necessarie. La speranza è che il finanziamento venga previsto all’interno dei cosiddetti decreti “Omnibus” o “Milleproroghe”. A metà gennaio i sindaci dell’Unione dei Comuni Valle Savio hanno nuovamente scritto al ministro Giovannini. Ancora non risultano risposte.

I contributi persi

“Giacciono” abbandonati 4.835.000 euro destinati a contributi per le attività dell’Emilia-Romagna sospese a causa della chiusura e delle limitazioni al viadotto Puleto sulla E45 dei primi mesi del 2019. O, come teme un ormai rassegnato segretario Cna Cesena Valle del Savio Piergiorgio Matassoni, sono stati o saranno riassorbiti nel bilancio dello Stato. Le infinite sollecitazioni a parlamentari, vertici regionali, vice ministri, ministri affinché si allargasse la platea dei possibili beneficiari a tutti coloro che avevano subito danni e maggiori costi in conseguenza della chiusura del viadotto, e non solo a coloro che avevano dovuto sospendere l’attività, non hanno avuto alcun esito positivo. E altri milioni “giacciono” per le imprese delle Regioni Toscana e Umbria. In Parlamento ordini del giorno impegnano il Governo a trovare le risorse per gli interventi di riapertura della strada alternativa alla E45, la ex 3bis Tiberina, ma dall’altra parte, nonostante ordini del giorno e impegni del passato, non si è riusciti ad approvare una piccola modifica legislativa che avrebbe consentito di allargare la platea dei beneficiari e di utilizzare risorse già stanziate e “stagnanti” ormai da circa tre anni. In questo caso non sarebbe stato neppure necessario stanziare nuovi fondi, i soldi c’erano (ci sono) già e da tempo. Era necessario solo modificare il testo della legge sui “ristori” là dove prevede che la contribuzione una tantum di 15.000 euro vada a lavoratori autonomi e altri “che abbiano dovuto sospendere l’attività” a causa della chiusura del viadotto. Tutti coloro quindi che hanno cercato di mantenere sempre in funzione l’attività, pur subendo forti danni, sono risultati esclusi. Dopo la chiusura del bando regionale per la richiesta dei contributi, a marzo 2021 si è sancita l’ammissibilità di 51 richieste per complessivi 765.000 euro erogati sui 5.600.000 disponibili, a marzo 2021 era ripreso il pressing per una modifica “aperturista” della legge. «Si tratta di una prima risposta importante – aveva affermato allora l’assessore regionale allo sviluppo e al lavoro Vincenzo Colla -, ma anche alla luce delle economie ottenute chiediamo al Governo di modificare il decreto nazionale per supportare tutte le imprese e tutti i lavoratori dipendenti e autonomi coinvolti nella chiusura della E45». E il consigliere regionale Marco Lisei (Fratelli d’Italia) aveva presentato un’interrogazione per sollecitare la giunta regionale a intervenire affinché il sostegno economico potesse arrivare a tutte le imprese della Valle del Savio danneggiate dalla chiusura del viadotto Puleto. Chiedeva inoltre un intervento affinché i ristori per le aziende per l’emergenza sanitaria, all’attenzione del governo a marzo 2021, prendessero come riferimento il calo di fatturato delle imprese rispetto a gennaio-febbraio 2018 e non gennaio-febbraio 2019, mesi che a causa della chiusura del viadotto facevano risultare alle aziende un fatturato già ribassato rispetto al normale andamento. La stessa richiesta veniva presentata in Parlamento da Galeazzo Bignami (Fratelli d’Italia). Ma da allora, e ormai è passato un altro anno, non risultano novità. Il 29 aprile 2021 Cna Cesena Valle Savio ha incontrato a Mercato Saraceno il presidente della Regione Stefano Bonaccini. Federico Giovannetti e Piergiorgio Matassoni, presidente e segretario Cna Cesena Valle Savio, hanno lamentato come imprese che non hanno interrotto l’attività, ma che hanno subito cali di fatturato anche del 40%, non abbiano potuto ottenere il contributo. Il presidente Bonaccini, segnalava Cna, «ha espresso piena comprensione della gravità della situazione e si è impegnato per trovare una soluzione positiva”. Il 14 maggio incontrava i sindaci della zona il vice ministro alle infrastrutture Alessandro Morelli (Lega) e anche in questo caso diversi interventi sono tornati sul problema dei mancati ristori alle ditte che non hanno chiuso, ma hanno comunque subito gravi danni. Nell’occasione, comunicava Cna Valle Savio, è stata consegnata al vice ministro una petizione degli imprenditori associati a Cna sulla questione. «Ormai quei milioni destinati alle attività danneggiate saranno rientrati nel bilancio dello Stato – commenta il segretario Cna Matassoni -. Alcuni parlamentari si sono dati da fare, ma in pratica l’unico ente a stanziare subito delle risorse fu la Regione, coi suoi 400.000 euro».

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