Viaggio al termine della notte: Cèline in scena a Forlì

Amato e odiato, Louis-Ferdinand Céline (Louis Ferdinand Auguste Destouches, il vero nome dello scrittore e medico francese): la sua prima opera, “Viaggio al termine della notte” del 1932, fu definita un “romanzo comunista” dal critico Benjamin Crémieux, ma Céline viene ricordato per le posizioni radicalmente antisemite, e favorevoli al collaborazionismo di Vichy, tanto da subire dopo il 1945 una damnatio memoriae da parte del mondo culturale.

Eppure, i suoi libri hanno cambiato il volto della letteratura francese, e non solo, e dal “Viaggio” sono state estratte massime e aforismi: lo stesso Paolo Sorrentino apre “La grande bellezza” con una citazione che è poi chiave di lettura dell’intero film: «Viaggiare è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario».

Al libro si sono accostati anni fa fa Elio Germano e Teho Teardo, e ne hanno tratto uno spettacolo: lunedì 30 agosto “Viaggio al termine della notte” approda all’Arena San Domenico di Forlì (ore 21) in una versione nuova nelle musiche e nei testi.

Teardo restituisce il cinismo nichilista, e la disperazione del romanzo con una partitura affidata ad archi, chitarra e live electronics, ma forse soprattutto alla voce di Elio Germano.

«La musica può essere spesso una questione di problemi da risolvere – chiarisce il musicista e compositore friulano –, e nel rapporto con un testo di fatto i problemi di senso aumentano, il che rende ancora più affascinante il nostro lavoro. La creatività spesso si manifesta infatti proprio nel crocevia di due diversi ambiti espressivi: per questo musica e letteratura possiedono i detonatori per innescare nuovi processi. Così, quando abbiamo incontrato il “Viaggio”, ho immaginato subito che fosse necessario trovare prima il suono, poi la musica: sono partito quindi dalla voce di Elio ed è cominciato tutto, tanto che la musica è nel suono prima che nella notazione, e la voce a sua volta esce dalla sua dimensione tradizionale per fare emergere nuove prospettive su Bardamu e sugli orrori della guerra mondiale».

Il “Viaggio” di Céline su questi orrori è molto esplicito.

«E infatti abbiamo attraversato il testo soprattutto guardando alla inutile follia, alla mancanza di senso della guerra, su cui lo sguardo dell’autore rivela la profonda disillusione per il consorzio umano».

La componente elettronica sottolinea la cupezza di questa disillusione e la sua tragica attualità.

«Non credo abbia più molto senso parlare di “elettronica”: qualsiasi aspetto della produzione musicale, anche nella musica acustica, tradizionale e classica comprende l’impiego di strumenti elettronici. Dobbiamo solo rendercene conto, fare pace con cavi, fili, circuiti… e usare ciò che ci serve quando lo riteniamo opportuno».

Info: www.forlimusica.it. In caso di maltempo, teatro Diego Fabbri

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