Viaggi e musica: Franco D’Aniello racconta i Modena City Ramblers

La casa editrice La nave di Teseo ha pubblicato E alla meta arriviamo cantando, libro di Franco D’Aniello che racconta le storie, i viaggi e la musica dei Modena City Ramblers, con un vasto corredo di foto. L’autore è tra i fondatori della band emiliana, nella quale suona tuttora il tin whistle, piccolo flauto di latta della tradizione irlandese. La sua introduzione che recita «Noi cresciuti nella opulenta Emilia un po’ ribelli, un po’ irlandesi, la domenica non rinunciamo ai tortellini, perché non sia mai che la rivoluzione la facciamo a pancia vuota», rende bene l’idea dell’approccio dell’autore, ma vogliamo sapere di più.

D’Aniello, da cosa nasce l’esigenza di scrivere un libro sulla band?

«Siamo stati fermi praticamente un anno e mezzo, tolto qualche concerto la scorsa estate, quindi ho avuto il tempo di guardare e rimettere a posto le foto, i filmati, i ricordi di trent’anni di storia dei MCR. Così mi è venuta l’ispirazione per scrivere un libro».

Ha scelto la forma della raccolta di momenti specifici, piuttosto che un unico racconto cronologico.

«Scrivere una biografia mi sembrava troppo, poi avrei dovuto coinvolgere molti altri, quindi ho scelto la chiave del racconto in prima persona di fatti che mi sono rimasti impressi. Sembrano slegati uno dall’altro, ma li lega il tipo di emozione che ho provato».

I MCR hanno sempre creato con il proprio pubblico un forte legame, che va oltre la semplice fanbase, fin quasi al rapporto personale: il fatto di raccontare momenti vissuti insieme a loro vuole in qualche modo coinvolgerli?

«Certamente, perché nel libro racconto di tante persone che abbiamo conosciuto e incontrato lungo il percorso: alcuni sono musicisti o personaggi famosi, altri semplici fan. Per noi il nostro pubblico è speciale e, pur se non ne parlo molto nel libro, la loro presenza è sempre intuibile e fondamentale».

Voi non siete mai stati solo un gruppo musicale, ma vi siete spesi molto per battaglie sociali e politiche, e vi siete sempre schierati chiaramente con la sinistra popolare e battagliera, fino ad aver coniato il termine “combat folk” per la vostra musica. Negli ultimi anni sembra che la gente si sia un po’ stancata di combattere: che tipo di pubblico si aspetta di ritrovare quando tornerete sui palchi?

«I grandi movimenti d’opinione nati negli anni ’90, come il movimento di Seattle o delle Pantere, cui noi ci riferivamo, in effetti sono un po’ in ribasso, ma noi ci crediamo ancora. I giovani d’oggi sono più attenti ad altre tematiche, come “Fridays for future”, che è molto vitale, solo parzialmente frenato dalla pandemia. Noto invece, con disappunto, un certo rilassamento sulle tematiche dell’antifascismo: fino a pochi anni fa non definirsi antifascista era una vergogna, mentre adesso è quasi accettato».

Lei è stato allenatore di calcio ed è un grande appassionato di pallavolo, quindi non può non notare che musicisti e sportivi, tolti quelli milionari, stanno soffrendo nella stessa maniera gli effetti economici della pandemia. Come vede il futuro per queste categorie?

«Purtroppo non molto roseo: siamo ancora nella fase acuta per queste categorie, altrimenti saremmo già a suonare in giro, e mi auguro che da acuta non diventi cronica. Con le restrizioni e con il terrorismo psicologico che ti fa sentire in colpa nel fare molte cose, l’uscita dalla fase critica potrebbe essere lunga. Più durerà questa situazione e più sarà difficile tornare alla normalità, che per noi era di 70/80 concerti all’anno. Questa estate sarà già un successo se riusciremo a farne 10 o 15, ma non può essere questa la normalità, altrimenti musicisti, sportivi e altri non ne usciranno».

Gianluca Spiritoe Fry Moneti a Modigliana

Tornano i concerti lungo le “Strade blu”. «Nel predisporre il calendario abbiamo scelto vecchi e nuovi amici con un disco in uscita, fresco, amici e colleghi che hanno avuto la forza e il coraggio di gettare un seme nuovo in questo anno e mezzo di deserto» dice il direttore artistico Antonio Gramentieri. E domenica 4 luglio alle 16.30 toccherà a Francesco Fry Moneti e Gianluca Spirito, per una serata a Modigliana, all’Azienda Forestale Montebello. Fry Moneti, violinista e polistrumentista dei Modena City Ramblers e Casa del Vento, turnista per tante band e artisti italiani, in un progetto che omaggia la verde Irlanda e gli artisti più noti del folk. Suo partner in questo progetto, l’amico Gianluca Spirito, polistrumentista romano da tre anni membro dei Modena City Ramblers, a tessere coi suoi tanti strumenti a corda trame sonore su cui Fry disegna arabeschi col suo violino.

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