Villa Verucchio, sparò all’accoltellatore: Mattarella premia il Carabiniere Masini

Verucchio
  • 14 marzo 2026

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito la medaglia d’argento al valore dell’Arma dei carabinieri a Luciano Masini, il luogotenente che il 31 dicembre 2024 sparò e uccise il 23enne egiziano Muhammad Sitta che, dopo aver accoltellato quattro passanti a Villa Verucchio, si scagliò contro di lui. Indagato per eccesso colposo di legittima difesa, la posizione del militare (presente giovedì a Milano all’evento che Fratelli d’Italia ha organizzato al teatro Franco Parenti sulla riforma della giustizia chiuso dalla premier Giorgia Meloni) è poi stata archiviata.

Proprio la vicenda di Masini ha ispirato la norma sullo “scudo penale” inserita nel decreto Sicurezza.

L’assegnazione del riconoscimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10 marzo scorso, ripercorre quanto avvenuto quella tragica notte ed evidenzia l’atteggiamento del militare.

«Comandante di Stazione distaccata, impegnato in un servizio di pattuglia - si legge nelle motivazioni -, con esemplare spirito di servizio ed eccezionale coraggio, non appena informato della posizione di un soggetto armato di coltello, che aveva ferito gravemente quattro persone sulla pubblica via, non esitava a intervenire nell’immediatezza, senza attendere l’arrivo di rinforzi, quindi esponendosi a elevatissimo rischio, per evitare che altri cittadini incolumi venissero aggrediti. Al cospetto dell’individuo, dando prova di lucida determinazione ed esemplare professionalità, ricorreva progressivamente all’uso della forza, dapprima intimandogli di gettare l’arma bianca, poi esplodendo dei colpi con la pistola d’ordinanza verso il suolo per dissuaderne l’avvicinamento minaccioso nei confronti degli operanti e, infine, indirizzando l’azione di fuoco verso il soggetto, colpito mortalmente allorquando, continuando nella sua violenta aggressione, era ormai prossimo ad avventarsi contro il militare. Chiaro esempio di elette virtù militari e altissimo senso del dovere»

Di recente il maresciallo aveva rotto il silenzio sulla vicenda in occasione della trasmissione “Diritto e Rovescio” su Rete 4 raccontando i fatti di quella drammatica sera. «Se fossi arrivato sul posto dieci minuti più tardi, mi sarei trovato delle persone aggredite che, forse, non ci sarebbero state più. Quello sarebbe stato veramente un peccato e forse avrei fallito nella mia professione» ha spiegato Masini davanti alle telecamere, facendo poi riferimento alle indagini culminate con l’assoluzione.

«Dieci mesi non sono stati tanti e sono molto contento della Procura che ha potuto vedere e valutare completamente il mio operato con tutte le indagini del caso, ritenendo alla fine corretta la mia posizione».

Il maresciallo aveva poi ricordato quanto avvenuto. «Intervenimmo subito alla notizia del primo accoltellamento. Il paese era vuoto e vidi un signore ferito al collo. Poco dopo mi avvicinai al giovane armato di coltello, intimandogli di gettarlo. Capivo subito che non lo avrebbe fatto. A quel punto sparai un primo colpo a terra come avvertimento. Quando l’aggressore partì verso di me, esplosi altri quattro colpi e poi un quinto, quando ormai mi era vicinissimo, tanto che la mia arma toccava il suo corpo. Non c’era tempo per pensare diversamente».

Il giorno successivo, sapendo di essere indagato, Masini ammette di aver provato «serenità mista a preoccupazione su come dimostrare la mia versione dei fatti. Per fortuna circa 24 persone presenti hanno confermato immediatamente quanto avvenuto».

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