I vertici dell’Autorità portuale di Ravenna davanti al giudice

RAVENNA. Gli interrogatori sono iniziati poco dopo le 9. Puntuali all’appuntamento in tribunale, ieri mattina i tre top manager di Autorità portuale hanno atteso uno dopo l’altro il proprio turno decidendo di rispondere alle domande del giudice. In ballo per Daniele Rossi, Paolo Ferrandino e Fabio Maletti c’era tanto, per l’esattezza le rispettive poltrone nell’Ente di via Antico Squero in qualità di presidente, segretario generale e direttore tecnico. Così hanno parlato per quattro ore in tutto con un obiettivo principale: convincere il giudice per le indagini preliminari Janos Barlotti a non sospenderli nuovamente per un anno in seguito all’inchiesta sull’affondamento del relitto della Berkan B nella pialassa Piomboni.
Una tensione palpabile. Lo si vedeva dai rapidi confronti in corridoio, negli intervalli prima di darsi il cambio ed entrare nell’aula dove ad attendere i vertici di Ap c’era il pm Angela Scorza, che insieme al procuratore capo Alessandro Mancini ha inserito i tre dirigenti nel registro degli indagati con l’accusa di inquinamento ambientale, abuso e omissione di atti d’ufficio. E naturalmente c’era il gip; lo stesso che lo stesso che il 9 settembre ha emesso il provvedimento interdittivo, poi annullato la scorsa settimana per un vizio procedurale sollevato dalla difesa. Il giudice si è riservato e nei prossimi giorni dovrebbe decidere se accogliere – come già fatto esprimendosi nel merito – l’istanza di sospensione sulla quale la Procura insiste.

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