Veronica Tordi, artista romagnola di successo a New York

Pezzi unici ed elegantissimi in cui l’elemento floreale dialoga con la luce delle pietre e l’effetto lucido o satinato delle resine. Ogni bijoux creato da Veronica Tordi – partita dalla Romagna e approdata a New York, dove nel 2019 ha vinto il programma “Aic mentorship” dell’Accessories Council, no-profit affiliata all’Università della moda – racconta una storia, fatta di creatività, perseveranza e bellezza.

Ogni oggetto firmato dall’artista romagnola nasce dalle sensazioni che ogni luogo sa regalarle, che siano lo skyline delle città americane, i caldi colori dell’autunno o le tinte corpose delle colline riminesi.

L’amore per il dettaglio, per il bello e per l’artigianato fa parte del suo dna, visto che i suoi genitori dagli anni Settanta lavorano nel mondo della moda con la loro Officina Artigiana, attraverso la produzione di accessori con pietre provenienti dall’Asia e dall’India, e la realizzazione di minuterie metalliche e di pelle per noti marchi del settore dell’abbigliamento a San Giovanni in Marignano.

Tordi, da dove è nata la sua passione per il mondo del gioiello fatto a mano?

«La mia famiglia ha avuto un ruolo fondamentale nel trasmettermi l’amore per il mondo degli accessori; rievoco pomeriggi estivi passati, da bambina, in laboratorio al fianco delle artigiane che cucivano, montavano pietre, creavano murrine di Murano e realizzavano oggetti scintillanti che poi sarebbero finiti su cappotti, cinture, borse e scarpe. La mia prima creazione è stata proprio un pendente realizzato a partire dalle murrine, tecnica che già a otto anni avevo appreso e che utilizzai per un ciondolo per la mia maestra delle elementari e per le amiche. L’emozione più bella era proprio creare qualcosa sapendo che sarebbe andata a quella persona speciale, è sempre stato per me un modo di trasmettere affetto. Ricordo gli occhi di mio babbo brillare quando mi raccontava di un nuovo modo che aveva trovato per realizzare un tacco o una spilla. La sua emozione era quella della scoperta: si inventava costantemente nuove modalità per lavorare i materiali, riuscendo addirittura a realizzare da un semplice filo di rame un bracciale e una collana da sfilata per un brand toscano di alta moda».

Dai suoi lavori traspare tutta la complessità di un processo creativo che parte dalla ricerca del materiale e arriva a creare un pezzo unico, che racconta storie e ispirazioni ogni volta differenti. Da dove nasce l’idea per ogni creazione?

«Solitamente parto da una singola immagine: basta una suggestione per decidere su che colore voglio direzionare la mia ricerca creativa ed è proprio quello il punto di partenza per creare poi l’intera collezione. Può essere un ricordo, una sensazione, una foto su un giornale: l’ispirazione arriva da ogni parte».

Un altro evidente asse della sua vita privata e professionale è certamente l’amore per il viaggio, quell’amore che l’ha portata fino a New York dove vive e dove ha trovato ispirazione per i suoi “fiori-gioiello”. Cosa l’ha spinta a scegliere la celebre città americana e quali le vibrazioni che vi percepisce e che ha scelto di inserire nella sua collezione “made in Italy”, così amata anche dagli americani per la sua capacità di raccontare la storia artigiana e la cultura del nostro Paese?

«Viaggiare ha sempre esercitato un fascino fortissimo su di me e ho deciso di trasferirmi a New York senza neanche esserci mai stata prima, compiendo una scelta folle e coraggiosa al tempo stesso, che rifarei altre mille volte. Sarei dovuta rimanere tre mesi per uno stage con un’azienda riminese per poi rientrare in Italia, ma già dopo pochi giorni avevo capito che quello era il posto in cui sarei voluta rimanere. NY è adrenalina pura, energia, vita: camminare per quelle strade affollate, mescolandomi tra la folla che parlava lingue diverse e sentirmi accettata, è stato meraviglioso. Al di là del primo impatto glamour, New York è caotica, rumorosa, a tratti maleducata, una città tosta ma sempre molto reale e, come dicono gli americani, estremamente “raw” (cruda). Proprio qui risiede la sua bellezza: è una metropoli di contrasti, unioni, culture ed etnie diverse che diventano una cosa sola».

Per promuovere il suo lavoro utilizza molto i social, che diventano sia un modo per far conoscere le sue creazioni sia per raccontare sé stessa; l’identità digitale è un altro aspetto che caratterizza la sua attività, che si basa sull’interazione con una community di clienti ormai fidelizzate e con l’espansione delle vendite online. Cosa pensa di questi strumenti?

«All’inizio ero molto titubante nel mostrarmi online, poi la voglia di mostrare le mie creazioni ha prevalso sulle mie insicurezze. Sono stata fortunata nell’incontrare le “ragazze” appartenenti alla mia community ed è proprio ascoltandone le storie, i commenti, le opinioni che cresco tutti i giorni. Credo molto nel valore della condivisione: i social sono una vera rivoluzione, uno spazio di confronto positivo e di arricchimento, che offre anche ai marchi emergenti la possibilità di aprirsi alla propria community in modo spontaneo. Spero che il nostro artigianato Made in Italy trovi proprio grazie ai social nuovi modi di esistere».

Quali sono i nuovi progetti che ha in cantiere?

«Un appuntamento importante è la partecipazione ad “Artistar Jewels” prevista per il prossimo giugno, quando presenterò due pezzi creati apposta per l’occasione, ricchi di fiori, colori, luce, oggetti che vorrei simboleggiassero la rinascita della vita, come un giardino che si risveglia dalla primavera. Il tema della rinascita mi è molto caro e – forse per il momento che stiamo vivendo – sento che il mondo ora più che mai ha bisogno di bellezza e positività. La ri-nascita richiede una grande forza, come quella di un fiore che decide di sbocciare e manifestare il proprio splendore, per poi diventare altro e trasformarsi in qualcosa di diverso. È una filosofia alla quale cerco sempre di ispirarmi».

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