Venturini Baldini alla riscoperta del vitigno Malbo Gentile

Da tempo la cantina Venturini Baldini stava lavorando attorno alla riscoperta e soprattutto all’esaltazione di un vitigno tra i “dimenticati” della tradizione emiliano-romagnola. Almeno per quanto riguarda la sua vinificazione in purezza. È sì, perché il Malbo Gentile, per quanto sia spesso associato al fastidioso concetto di uva “da quantità”, è invece capace di esprimere sfumature del tutto peculiari e niente affatto banali. Dopo tanto impegno, Venturini Baldini sembra aver trovato la strada giusta per un’interpretazione di carattere con il suo Colli di Scandiano e di Canossa, Malbo Gentile dop, facente parte della ormai rinomata linea Ters dell’azienda di Reggio Emilia.

Prodotto con uve che riposano a 240 metri di altitudine su un terreno argilloso e tendenzialmente calcareo, la bottiglia nasce da una prima macerazione delle uve di trenta giorni, seguito da 18 mesi di affinamento in tonneaux di rovere. Dal colore rosso rubino, al naso emergono frutti rossi e toni speziati. In bocca è morbido, fresco ed equilibrato. Le sue due vere anime sono però rappresentate dalla passione di Julia Prestia, titolare della cantina, e dall’esperienza dell’enologo aziendale, il celebre Riccardo Cotarella.

La vendemmia

Parlando invece di vendemmia, anche per Venturini Baldini la 2022 è stata del tutto peculiare. Intanto, come spiega Julia Prestia, è stata «molto anticipata, poiché abbiamo iniziato l’8 agosto, causa estrema siccità e temperature alte. E devo dire che le condizioni meteo sempre più al limite mettono in difficoltà l’agricoltura in generale e la viticoltura in particolare». C’è però da dire, che una realtà sostenibile e a stretto regime biologico come quella emiliana «non è certo immune alle difficoltà – come spiega sempre Prestia – ma sicuramente meglio si adatta a situazioni di questo genere». Proprio Venturini Baldini è stata una delle prime aziende agricole in Italia ad avere la certificazione biologica, fin dagli anni 80: «e questa per noi non è solo una forma di rispetto per il territorio e l’ambiente, ma è un elemento fondamentale per affrontare il climate change». La sfida per la sostenibilità oggi riguarda tutte le aree della tenuta, con un percorso che nel giro di 3 anni li porterà alla zero carbon emission grazie al fotovoltaico, alla biomassa e ad un processo di circular economy.

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