RAVENNA – «Come ci si saluta? Così» e allunga la mano. Poi ammicca: «Tanto lì fuori c’è il gel disinfettante…». Sergio Venturi, ex assessore alla Sanità regionale e nei due mesi di emergenza coronavirus “commissario straordinario ad acta”, sorride e indossa la mascherina prima di sedersi per rispondere alle domande. A Federcoop gli hanno appena dato il premio di “Cooperatore ad honorem” dopo due ore di assemblea a Mandriole. Il premio, un mosaico con il profilo di Dante realizzato da Annafietta, contiene l’inizio e la fine della Commedia. La selva oscura e l’uscita a riveder le stelle: qualcosa più di una metafora del Covid-19. A sentire il dottor Venturi, pare che ormai si sia più vicini al firmamento che all’ingresso della città dolente ma Ravenna l’Inferno del coronavirus lo ha visto un po’ più da lontano, così come Ferrara. «Alla fine, perché possiamo dire che ormai siamo alla fine dell’epidemia, Ravenna è la città con i dati assolutamente migliori della regione. A Ferrara ci sono ancora dei morti…».

La forza di Ravenna

Un piccolo caso, quella della città bizantina, solo un’ottantina di chilometri più a nord di Rimini che invece insieme a Piacenza ha avuto il focolaio più importante a inizio epidemia. Il motivo può essere davvero genetico? «L’ipotesi è anche quella – dice Venturi –: da queste parti c’è stata la talassemia e la malaria che hanno selezionato delle persone con caratteristiche genetiche particolari. Si stanno facendo studi in merito. Poi di certo è stata brava l’Ausl».

Giovani “assolti”

Venturi tutto sommato assolve i giovani che in questi giovani hanno ricominciato ad uscire dando vita alla “movida” contestata: «Durante il lockdown, discorso scuole a parte, abbiamo parlato molto di anziani e poco di giovani, che hanno perso occasioni per stare insieme a propri coetanei, così quando si riparte è come togliere il tappo di spumante…». La raccomandazione ai ragazzi è quella di «ricordarsi che sono più forti ma non invincibili. Allora bene le riaperture ma privilegiamo le feste all’aperto e mettiamo le mascherine se siamo troppo vicini. Disinfettiamoci le mani e stiamo a distanza. Le regole sono queste tre, non molte». Anche perché la seconda ondata di coronavirus è «tutt’altro che scontata se riusciremo a rispettare queste regole. Ci sta dando una mano l’estate: si sta all’aperto e il virus si diffonde meno. Non è un caso che in Germania il Covid-19 si stia diffondendo di nuovo in luoghi chiusi come i mattatoi»

Le nuove cure

Nel caso dovesse esserci una ripresa del contagio «la situazione sarà del tutto differente. In presenza di nuovi focolai ci saranno chiusure localizzate, come avviene nelle altre parti del mondo. A Pechino ad esempio hanno chiuso quartieri, mica la città». Sullo sfondo, permane quello scetticismo sul lockdown nazionale che Venturi aveva già manifestato qualche settimana fa. E il vaccino? «Credo che sarà sviluppata prima la cura con anticorpi monoclonali». Si tratta di un farmaco che, in sintesi, inibisce lo sviluppo più grave del Covid-19 impedendo che attacchi i polmoni. «La cura dovrebbe essere pronta a primavera, quindi si tratta di resistere ancora qualche mese con questi comportamenti prudenti. Anche in assenza di un vaccino, curare il Covid-19 con una pillola porterà ad una situazione ben diversa rispetto al passato».

La sfortuna dell’Italia

Durante la premiazione, Venturi ha spiegato che l’Italia ha avuto «la sfortuna di essere stata colpita per prima dato che quello che è successo in Cina non lo sa nessuno e non lo sapevamo certo noi. Per quanto mi riguarda, io ero un commissario senza commissariato per così dire: l’appuntamento di ogni giorno era difficile per tutti noi ma forse il momento più complicato è stato capire quando dire che poteva bastare così, che l’emergenza era finita e si entrava nella fase ordinaria. Credo – conclude – che ora si debba riflettere sui cambiamenti ambientali e sul futuro, non possiamo continuare a vivere come se non fosse successo nulla»

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