Venticinque anni di Mei: «Abbiamo cambiato la musica»

Venticinque anni di Mei: «Abbiamo  cambiato la musica»
GIORDANO SANGIORGI

FAENZA. Il 4, 5 e 6 ottobre si svolgerà a Faenza la nuova edizione del Mei, Meeting delle etichette indipendenti, la più grande manifestazione dedicata alla scena musicale indipendente italiana che quest’anno celebra i 25 anni dalla sua fondazione. Per i festeggiamenti di un quarto di secolo, il Mei prevede un programma ricco di eventi e grandi ospiti, che per tre giorni renderanno Faenza il fulcro della musica indipendente italiana. Ne abbiamo parlato con il padrone di casa, Giordano Sangiorgi.


Sangiorgi, ci racconta un po’ quali sono le novità di quest’anno del Mei?
«La straordinaria partecipazione di tantissimi giovani emergenti che faticano a trovare spazi nei grandi cartelloni dei festival. Il Mei continua ad avere un cartellone costituito da artisti e band indipendenti ed emergenti ancora sconosciute, ma che si faranno conoscere tra qualche tempo. Giovanni Truppi, Fulminacci, Tredici Pietro, Viito, Mon, Panta, il Duo Bellavista & Soglia, Margherita Zanin saranno i nomi di punta di questo Mei con altri più noti come Morgan, Negrita, Cristina Donà, Ginevra Di Marco e Riccardo Sinigallia».

Cosa significa per lei essere a capo di una così importante kermesse musicale?
«È un grande motivo di orgoglio. Nel 1995 abbiamo lanciato la sfida delle etichette discografiche indipendenti, praticamente inesistenti allora sul mercato musicale del Paese, contrastando l’arretratezza della discografia delle major, della tv e delle radio mainstream. Oggi il settore indipendente ha conquistato il 40 per cento del mercato italiano. Se l’Italia ha un futuro musicale, oggi, nell’era della globalizzazione musicale, lo si deve alla ricca filiera creativa e tecnica del settore indipendente che ha sostenuto anche molti big italiani abbandonati dalle multinazionali. Un grande orgoglio quindi come quello di essere stato il Mei la start-up di tante manifestazioni simili e di manifestazioni nate al Mei e poi sviluppatesi autonomamente in altri territori con successo».

Quest’anno sono ben 25 anni: come sono sono stati questi anni?
«Sono stati ricchi di esperienze umane e professionali indimenticabili. Sono stati anni di duri sacrifici per arrivare a questo obiettivo e di lotte e battaglie a livello nazionale che spesso ci hanno visti in prima fila, ma con orgoglio e credibilità. Ora l’auspicio è che, con il ritorno del ministro Dario Franceschini ai Beni culturali, si prosegua nella direzione di dare sostegno, sgravi e facilità di accessi a questo strategico settore culturale del Paese».


Quale significato hai per lei la musica?
«La musica è la colonna sonora della mia vita. Ho suonato e organizzato tantissimo. Ogni periodo della mia vita è accompagnato da una canzone, da un artista, da una band, da un paio di accordi, da una strofa, che mi ricordano un preciso momento della mia vita, di un fatto accaduto, di un’epoca».


E la musica indipendente?
«Quella è fondamentale, con particolare riferimento a quella italiana. È una rivendicazione alla libertà espressiva e culturale, alla libertà imprenditoriale e musicale, sciolti da ogni genere e stile, alla ricerca continua attraverso la sperimentazione di originalità e innovazione attraverso composizioni sempre inedite».


All’interno del Mei 2019 ci sarà un evento dedicato a Domenico Modugno, perché proprio a questo artista?
«Siamo stati invitati quest’estate come unico festival italiano non televisivo al Tavolo sulla musica a Sanremo, allestito dalla Rai. Un riconoscimento enorme che non può che essere un fiore all’occhiello per la nostra regione. A quel tavolo, abbiamo lanciato l’idea di omaggiare Modugno nel 70esimo del Festival di Sanremo di Amadeus segnalando che è stato il primo cantautore “indipendente” che ha interrotto la tradizione della musica italiana e che è stato l’artista che con “Volare” ha fatto conoscere in tutto il mondo la canzone italiana. La proposta ha trovato un’adesione massiccia di tutti gli artisti tra i quali in prima fila Renzo Arbore».

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