Venti di crisi, il sindaco di Rimini chiama la Romagna: “Ora bisogna unirsi per fare squadra”

 Non solo la pandemia, ma anche il rialzo dei prezzi e ora la guerra: Rimini comincia a fare i conti con la “delicatissima situazione internazionale” e le sue ricadute economiche sul territorio e il sindaco, Jamil Sadegholvaad, oggi fa appello al Governo perché assuma “provvedimenti e decisioni per fare in modo che la macchina della ripresa non si inceppi dopo solo poche centinaia di metri”. Ma chiama anche la Romagna a collaborare: “Come territorio regionale e romagnolo dobbiamo anche noi fare la nostra parte. E la nostra parte, ad esempio, la si fa dando sostanza a progetti e programma di area vasta, dove i territori si alleino per resistere meglio agli urti dei tempi”.

Per Sadegholvaad una delle chiavi “per affrontare assieme forse la fase più complessa della storia nazionale degli ultimi 50 anni” è Romagna Next. “L’unione dei servizi primari può rappresentare l’ancora da utilizzare come solida base d’appoggio per riemergere. Siamo programmando il futuro non potendo dire che ci siamo allontanati troppo da un difficile presente. Ma l’atteggiamento deve essere pro attivo. Possiamo farcela ma a una condizione: farcela insieme”. Due i due anni “pesantissimi” della pandemia, ragiona infatti il sindaco, la guerra in Ucraina fa sentire i suoi effetti sui distretti industriali italiani. E la provincia di Rimini “è tra le più esposte per export verso la Russia, al terzo posto in Italia con 214 imprese che fanno oltre il 50% del loro fatturato in Russia, dando lavoro a 455 persone”, dice citando il Sole 24 ore. Poi c’è l’annunciato sciopero della Marineria italiana “che in queste ore non metterà barche e pescherecci in mare a causa del caro gasolio che rende pressoché insostenibile e antieconomica l’attività”. E sulla costa riminese operano, quasi 5.000 imprese e 20.000 occupati, tra diretti e indotto. Anche da qui l’appello per mettere a terra Romagna Next

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