Vendemmia, serve la pioggia. “La resa sarà bassa”

In un film western, saremmo in piena danza della pioggia. Se qualche viticoltore ha infatti già iniziato la vendemmia, la gran parte resta in attesa di nuvoloni e precipitazioni nella seconda metà del mese per un colpo di coda sul filo di lana che potrebbe riscrivere la storia della produzione 2021.

A Podere Vecciano al lavoro

«Abbiamo iniziato mercoledì mattina con le uve chardonnay per la produzione dello spumante: i parametri che teniamo sempre monitorati ci dicevano che era il momento e siamo partiti. Nei prossimi giorni faremo lo stesso con quella parte di Sangiovese con cui facciamo il rosè, che non va confusa con i vitigni del Sangiovese classico e strutturato per cui bisognerà attendere settembre. Quello da bere nel tempo non è ancora pronto, ma nei vigneti più in equilibrio si trovano buone partite per questo spumante non bianco» rivela in una pausa della raccolta Davide Bigucci dal suo Podere Vecciano.

Nonostante siano mancate alcune condizioni, il produttore non nasconde un certo ottimismo sul prodotto finale. «Non abbiamo avuto danni da freddo e gelate tardive, se non in maniera molto marginale, e questo lascia ben sperare. Anche se negli ultimi sei mesi ha fatto in pratica le precipitazioni che solitamente ci sono in 15 giorni: manca acqua e i pluviometri ce lo dicono chiaramente. Questo non creerà problemi seri nelle zone più fresche, fertili, di valle, che daranno buoni prodotti nonostante non siano le più vocate, mentre mancherà probabilmente il prodotto di alta gamma dei vigneti meno facili, più elevati e più esposti. Lì sarà più dura per la siccità, le piante si stanno infatti “fermando”» prosegue Bigucci, rivelando: «E’ prevedibile una riduzione delle rese consuete e lo stiamo toccando con mano in questa pre-vendemmia. E’ un po’ come nel 2017. In termini qualitativi la differenza la faranno invece le aziende più organizzate, la capacità e la cura messa nel separare le produzioni, nella quantità di prodotto per ceppo, nell’attenzione particolare sul calibro e la resa per pianta… Dove si lavora in maniera più empirica si rischiano maggiori blocchi di produzione».

A Podere Vecciano, il calendario è già stato stilato («conclusa la raccolta per spumante bianco e rosé, attorno al 22-24 agosto inizieremo con gli chardonnay per i vini fermi e con la Malvasia, mentre per il Sangiovese classico si andrà alla prima decade di settembre») e si hanno idee piuttosto chiare anche sul resto: «Abbiamo in produzione 22 dei nostri 25 ettari, in un’annata normale si arriva a 2.500 quintali d’uva, quest’anno saremmo contenti di averne 1.600-1.700».

Quelli che aspettano la pioggia

Sandro Santini è titolare dell’omonima Tenuta sempre a Coriano, oltre che presidente del Consorzio Strada dei Vini dei Sapori dei Colli di Rimini. Chi dunque meglio di lui per una panoramica a 360 gradi? «Inizieremo a vendemmiare alla fine della settimana con le basi spumanti, visto che non ho basi precoci come lo chardonnay, ma qui se non inizia a piovere saremo tutti alla canna del gas: lo ha fatto pochissimo e non so come fanno le piante a resistere ancora. Sono in sofferenza e se non arriveranno precipitazioni avremo grossi problemi legati alla maturazione: non quella del grado, che si raggiunge subito, ma quelle fenolica e aromatica. Da una parte quindi si dovrebbe vendemmiare perché il grado è ok, dall’altro bisogna aspettare perché arrivino le altre due per cui invece ci vuole l’acqua» rivela, spiegando: «La resa sarà sicuramente minore di quella degli ultimi anni, ma la vite è un rampicante eccezionale e se arriverà un po’ di pioggia nella seconda metà di agosto potrà diventare un’annata anche molto buona. In caso contrario, non avremo vini equilibrati, ma potenti e non completi. Questo è il problema della siccità e il Sangiovese è una qualità che la soffre particolarmente».

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